formazione
ALESSANDRO CASINI basso.sax tenore
UMBERTO FODDIS chitarra.synth
NICOLA SAVELLI batteria.videon

AUDIO:
negroni
week end lost

 


Il progetto Can-D [o CanD come indicato successivamente dal pubblico e dalle riviste specializzate] nasce nel gennaio 1999 dalla collaborazione di Alessandro Casini ed Umberto Foddis con Nicola Savelli. Per alcuni anni collaborano con fromscratch, fino alla chiusura del progetto, intorno al 2005/06.
L'intenzione principale è quella di trasferire in uno spettacolo multimediale, dove la parte musicale non è necessariamente o sempre protagonista, idee ed impressioni.
Al momento la performance del gruppo prevede la proiezione di filmati e diapositive e, grazie anche alla collaborazione di David Di Taranto, la rappresentazione tramite costumi e racconti dell'idea musicale che è oggetto del concerto.
Lo spettacolo risultante è strano ed aggressivo, estremamente intenso ed ossessivo a volte a causa della pulsazione del basso e della batteria. Oppure romantico quando è la chitarra a dominare, vittima di un ricordo d'amore.


collaboratori
PATRIZIO BUONGIOVANNI tastiere
DAVID CASINI cornetta
DAVIDE DI TARANTO danzer
DANIELA MANFREDI diaproiezioni
 
recensione del concerto a squinzano(LE)
Istanbul Cafè, Squinzano (LE) 14/12/2002

Le notizie che circolavano sui Can-D circa la loro performance sabato sera tra il pubblico dell’Istanbul Cafè erano confuse e contraddittorie: echi di fintosituazionismo e follia e un non meglio imprecisato sound caratterizzato da un’attitudine onnivora e totalmente libera.
Sembrerebbe, in questi termini, di trovarci di fronte ad un classico filone, sempre presente negli ultimi 20 e più anni, in cui suono e provocazione si abbinano in un carrozzone sguaiato di cose trite e ritrite.
Niente di più falso e sbagliato: i Can-D mettono subito le cose in chiaro e si impadroniscono di scena e pubblico questo grazie al performer Tarantino Davide che trasforma il locale in un divertentissimo erotic-cabaret degno del miglior Marc Almond e grazie ad un live-act potentissimo e svincolato da cliquet musicali.
Proprio questa è la fascinazione che la band toscana mette in atto in un’ora e passa di musica amalgamando ora brani sonici e violenti con passaggi jazzy sporchissimi inframezzati da un sax secco e compunto che il bassista padroneggia con disinvoltura quasi a creare una sorta di serrato post-rock oltre il livello di guardia.
Il pubblico dell’Istanbul è completamente coinvolto, si lascia trasportare dalle ritmiche (bellissima la cavalcata new wave tra Devo e Joy Division) mai noiose, e dai 4 atti di cabaret del performer che per quanto travolgenti (indimenticabile il tutu’hawhaiano formato da banane che poi lanciava verso il pubblico, rimanendo infine in perizoma) non oscuravano la bravura e l’eclettismo della band.
Apprezzato e osannato dal pubblico “l’incipit ”del concerto in cui il novello Petronio legge proto-carmi alla Carmelo Bene bissato poi alla fine .
I Can-D lasciano il segno; per quanto molto spesso perizoma, nudità e ripetuti spogliarelli non sempre sono bene accetti, il pubblico dell’Istanbul dopo una diffusa incredulità iniziale ne comprende la vena ironica e al tempo stesso l’ anima decadente e perciò non si perde in facili moralismi e soprattutto non dimentica la compattezza del suono sempre personale e davvero ispirato.

Gianluca Natile