amavo - gracefool
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AMAVO – gracefool (CD)

€5.00

File under: avant rock, math rock, noise.

1. Jungle reinhardt 2. Jello3. lalbume
4. for common sense is not so common
5. penguins and pelicans
6. top hat
7. vinaccia
8. gracefool

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Product Description

ARTIST: Amavo ALBUM: happymess YEAR: 2012 FORMAT: CD 

“Amavo is an imprecise, rhythmical, noisy and sweet two-piece. Amavo is Anna and Silvia from Venice. Gracefool is their 2nd album.”

AMAVO is Silvia Lovo (guitar, synth, vocals) and Anna Lott (drum, vocals). All songs written and performed by Amavo. Recorded and mixed by Alessio Edy Grasso and Giuseppe “pippo” Barresi

flag-eng“GraceFool” is the 2nd Amavo’s album, 4 years after the previous “happymess” (2008), the time needed to sharpen the knives and come back more vicious than ever. Over 100 hundred gigs of the happymess tour have made an immediate and frenetic sound. Nervous drumming and the agitated guitar playing emphasized by synthesizer grooves. Gracefool is an intense, nervous and arrhythmical album.

flag-ITAL0001GraceFool” è il secondo album delle Amavo. Esce a distanza di 4 anni dal precedente “HappyMess”, il tempo necessario per affilare i coltelli e ritornare sul pezzo con maggior cattiveria e decisione. I numerosissimi live suonati nel periodo trascorso dall’ultima uscita (oltre un centinaio di date suonate tra Italia, Francia, Svizzera e Austria) hanno reso il sound decisamente più immediato ed ordinato. Il sintetizzatore è entrato a far parte della backline del gruppo ed è diventato parte fondamentale nella composizione dei pezzi, la batteria è ora più raccolta anche se fortemente determinata.

Gracefool è un disco intenso, nervoso, spigoloso e suggestivo, basato su ritmiche ricercate, gestite con la consueta abilità percussiva di Anna Lott, sbuffi nervosi di chitarra ora intrecciati ora alternati a riff di sintetizzatore. Tutto a servizio di una voce ipnotica che dà un inaspettato quanto perverso senso melodico ai brani.
“Dislessie no-wave e rigurgiti art-rock, aggiungendo onde vorticose di synth (Lalbume) alle consuete schermaglie di batteria, chitarra e voci” (BLOW UP MAGAZINE)

“Dall’unione di queste due anime ne viene fuori una bomba della durata di trenta minuti; un miscuglio tra i Residents di un periodo passato, Punk Wave al femminile e incursioni che riconducono agli stacchi improvvisi e inaspettati del Prog Rock anni ’70.” (ROCKERILLA)

REVIEW

ROCKERILLA. Nervoso e irrequieto, riesce quasi metterti addosso un senso di sospetto verso tutto quello che ti circonda mentre lo si ascolta. Questa è la sensazione che ho provato durante l’ascolto di Gracefool, il nuovo lavoro di Amavo, un duo femminile che si divide i compiti tra batteria, voce, chitarre e synth.
Dall’unione di queste due anime ne viene fuori una bomba della durata di trenta minuti; un miscuglio tra i Residents di un periodo passato, Punk Wave al femminile e incursioni che riconducono agli stacchi improvvisi e inaspettati del Prog Rock anni ’70.
Magari non piacerà, ma a molti stuzzicherà una certa curiosità. Soprattutto a chi è interessato alle sperimentazioni audaci.
Cristiano Pellizzaro
BLOWUP. “Avanti e march”, come balbettano Silvia Lovo e Anna Lott mentre rincorrono affannosament Lizzie Mercier Descoulx e le Slits sullo scivoloso piano inclinato di Penguins & pelicans. Dislessie no-wave e rigurgiti art-rock, aggiungendo onde vorticose di synth (Lalbume) alle consuete schermaglie di batteria, chitarra e voci: il carosello dadaista di Jello, le smorfie scimmiesche di For common sense is not so common, il dub stordito di vinaccia e i singhiozzi noise di JUgle Reinhardt (gran titolo!) ribollono e fermentano in un frullato vischioso con cui le due pulzelle si divertono a fare i gargarismi. Guido Gambacorta
BENOISE. Le Amavo sono un duo veneziano atipico ed estremamente interessante formato da Silvia Lovo e Anna Lott a partire dal 2004.
Chitarra, batteria, synth e voce. Non serve altro alle due musiciste per creare questo quarto loro lavoro molto più evoluto rispetto alle tappe precedenti, un lavoro che giunge a 4 anni dall’ultimo “HappyMess” e che lascerà senza dubbio soddisfatti i fan non solo italiani di queste due frizzanti veneziane.
“Gracefool” comprende otto tracce stuzzicanti e spigolose che lavorano con i nostri cervelli cercando di fotterceli col sorriso. Rimaniamo incagliati tra rinfrescanti sonorità New Wave e un certo acume Post-Punk che si affaccia lungo tutti i momenti dell’album, rendendolo efficace ed espressivo. L’apripista “Jungle Reinhardt” mette subito le cose in chiaro, catapultandoci in un turbine di suoni avvolgenti e vorticosi. “Jello” e “Lalbume” confermano l’approccio nervoso e a tratti dissonante che il primo brano ci ha messo davanti, obbligandoci, in maniera subliminale, ad appassionarci a queste musiche angolari, nervose, strappate. “Penguins And Pelicans“, posto lì verso metà disco, è la prova più genialoide dell’intero lavoro. Questo duo ci lancia un messaggio chiaro: in Italia c’è voglia di rifarsi alle musiche un po’ troppo dimenticate dell’era No Wave newyorchese, musiche dissonanti e micidiali che per tanti possono essere state irritanti ed esagerate ma che per molti (me compreso!) hanno reso un grande servigio alla Storia della Musica: hanno dimostrato che concedendo alla mente di estrosi musicisti la briglia sciolta è stato possibile creare contaminazioni fondamentali e interessantissime che hanno fatto da base per tutto l’Alternative Rock anni ’90.
Le Amavo non sono per tutti; i loro “inciampi” musicali, il loro traballare è certamente particolare e portato all’estremo. Ci si può muovere lungo un arco di valutazione che va dallo “stuzzicante” all’”eccessivamente irritante”. De gustibus, come sempre del resto. Io trovo il progetto interessante e realmente alternativo. É un bene rendersi conto che anche da noi qualcuno ha imparato la lezione di certe musiciste sperimentali di gran talento e ha provato a dar vita al proprio modo di azzardare musiche nevrotiche, bizzarre e d’avanguardia.
Prendetevi la Lydia Lunch più scoppiata, metteteci un pizzico di quelle mirabolanti The Shaggs, e rinnovate il tutto con le Bratmobile: ecco saltar fuori le Amavo! E visto i nomi che ho ripescato, vi pare poco?

ROCKON. Continuano sulla buona strada intrapresa nell’illuminante esordio, “Happyness”, le Amavo che con “GraceFool” confermano le loro doti nel sapersi esprimere nel miglior indie-art-noise degli ultimi anni. Rispetto all’esordio di quattro anni fa il duo femminile ha fatto un passo in avanti, in quanto ha preferito concentrarsi su un genere, il noise e non spaziano più dal math al garage.
Un altro elemento di novità è l’introduzione del sintetizzatore che si coniuga bene con le spigolosità delle chitarre. Questo disco esalta perché attinge molto sia dal patrimonio delle Sleater Kinney, soprattutto quelle di “The woods”, sia dagli ipnotismi psicotici dei Primus. Tuttavia, Anna Lott e Silvia Lovo riescono a non essere per niente derivative, se non in alcuni frangenti, e a trovare una loro strada come nella straniante “Lalbume” o nelle marcette forsennate e ossessive di “Penguins & pellicans”.
In tutto il disco si respira il sano nervosismo che caratterizza i migliori lavori del noise ed il brano che presenta in particolare questa caratteristica è “Top hot” sospeso tra i samples sincopati ed incessanti del sintetizzatore e gli spezzettamenti circolari che attingono tanto dal patrimonio degli Uzeda, quanto da quello di Claypool e soci. È bello sapere che queste riot girls sono tornate e che graffiano più di prima.
Vittorio Lannutti

RUMORE – Giugno 2012. Fastidio. Le Amavo giocano proprio su questo. Un po’, magari, per svincolare la femminilità dai luoghi comuni, ma soprattutto, per snobbare ogni vezzo pop che possa buttarle in altre banalità. Funziona. Spigoloso e ruvido, tra chitarre equalizzate con la carta vetrata e ritmiche nevrotiche, si fa beffa, certamente, di ogni quantizzazione questo Gracefool. Un accenno chic c’è: il piccolo compromesso con la contemporaneità che l’iniziazione all’elettronica sigla con queste 2 belle ragazze. Tutto arty, tutto sudiciamente cool. Sì, sono due sporcaccione. Però l’aggettivo è qui usato per definire un approccio confusionario a pentagramma e musica, non certo a questioni dozzinali. Il neo? Paradossalmente lo stile pare un tantino forzatamente modaiolo. Sembrerà pure una stranezza, ma cosa non lo è?
Stefano Cuzzocrea

ACIDIVIOLA. Ed è così che ritornarono pure le care Amavo, il duo noise veneziano. Due, come le etichette (la fu Jena Dischi che ora è un tutt’uno con FromScratch) che si sono unite per co-produrre un album breve, ma che vi farà impazzire. Gracefool, un incrocio tra “aggraziato” e “folle”, proprio come sa essere il duo di gentili donzelle che qui abbracciano batteria, chitarra e synth per far del Rumore la propria religione.

Jungle Reinhardt è come una partita a ping-pong tra chitarra e synth, con le bacchette della batteria al posto delle racchette. Tre minuti di terrorismo noise, ad anticipare l’intero lavoro della mini-band. Con synth che ronzano tutt’intorno e l’accoppiata batteria-chitarra che parte, inciampa, riparte e si stoppa. Niente da fare, le Amavo Belle erano e Belle sono. Belle, pazze, schizzate, folli e aggraziate. Gracefool, non a caso.
Jello è come la colonna sonora di Circus Charlie (ve lo ricordate?): un brano dalla struttura strana, tra ammaestratori e scimmie, tutti impazziti. Il riff di synth che fa da filo e gli altri due strumenti a (o almeno “cercare di”) tenersi in equilibrio mentre le voci, malatissime, intrattengono il pubblico presente.
Lalbume è calma, anche se non disprezza boicottate di casino, e si divincola tra ronzanti synth che fanno da tappeto a tutto il pezzo. Che poi, se ci pensi bene, sembra quasi la miccia che piano piano brucia per arrivare all’esplosione, che arriverà nella successiva for common sense is not so common: un brano ultraripetitivo e schizofrenico con un martello pneumatico che “disturba” il normale cammino del gruppo, che poi alla fine manco tanto normale è.
Penguins and pelicans mi ricorda tantissimo i Dada Swing: la stessa pazzia, la stessa vena no-wave, la stessa voglia di far rumore. È un pezzo che, per la sua pesantezza e ripetitività inciampante, riesce ad entrarti in testa e che, se non ci riesce, è pronto a sfondartela per farlo.
Top hat, nonostante l’inizio che arriva ad abbracciare gli esperimenti rumorosi de La Sedia Di Wittgenstein, è ancora iper-ripetitiva. Una caratteristica che il duo di venezia non abbandona mai, e fa bene. È noise, e questo ripetersi sempre e sempre di più, accresce tantissimo la rumorosità del prodotto finale.
Vinaccia nei suoi inizi sembra quasi un pezzo drum’n’bass. Psichedelico e sempre ripetitivo, inciampante, ipnotico, affascinante. La “calma” (per modo di dire) prima di un pezzo finale come gracefool. È nella title-track che il duo sfiora il limite della dissonanza, arrivando a ricordare (così come in certi episodi precedenti) qualcosa dei Neo.

È un album impazzito, che impazzisce sempre più col passare dei secondi, e che attenterà alla vostra salute mentale. E questo è sia un consiglio che un avvertimento.

SENTIRE ASCOLTARE – Giugno 2012. Erano quattro anni ormai che non si avevano più notizie discografiche delle Amavo, rimaste al palo con il buon math rock di HappyMess. Ed è proprio da lì che il duo veneto composto da Anna Lot e Silvia Lovo riparte, da quelle geometrie schizofreniche e asincrone che è poi il suo marchio di fabbrica. Stavolta però il risultato fa un passo ulteriore, e più che altro è un discorso di personalità e immediatezza. Certo c’è il synth che entra a far parte delle composizioni e il suono si arricchisce, ma è soprattutto la forma ad essere più concreta, perdendo qualcosa sul versante free ma guadagnando in compattezza e slancio. E’ uno schema volutamente ripetitivo e martellante quello delle otto tracce di Gracefool, un ronzio continuo al cervello inoculato dalle chitarre grezze e ruvide della Lovo, sempre pronte a spaziare tra noise e no wave. Un bel sentire insomma, specie quando arriva il singolo Jello (per chi ha gli occhialini c’è anche il video in versione 3d), la vorticosa e claudicante For Commons Sense Is Not So Common più la sbronza in paranoia di Vinaccia.
Avanti così. (7.0/10)
Stefano Gaz

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