Amavo_HappyMess
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AMAVO – happymess (CD)

€5.00

Genre: avant rock, math rock, noise rock.

1. 7 e mezzo 2. carnival
3. oyster
4. I wonder if you’re dead like the flowers in my head5. peat and repeat
6. bad rose
7. silence violence violins
8. frate asino

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Product Description

ARTISTS: Amavo ALBUM: happymess YEAR: 2007 FORMAT: CD 

“all female band from Venezia, Amavo is an imprecise, rhythmical, noisy and sweet two-piece”

Amavo: Anna Lott, drum, vocals / Silvia Lovo, vocals, guitar
recorded & mixed at fromSCRATCH mobile studio in Le Sieci, Firenze, by Giuseppe Caputo - mastered at naturalheadquarter

REVIEWS:

BLOWUP. Anch’io una volta amavo. Ma è passato talmente tanto tempo che non mi ricordo. E allora mi sono messoad ascoltare scorze nichiliste, senza speranza ne alba, ma dotate di una propria, originale poesia: come queste due ragazze, già coinvolte a loro tempo in Mogli E Buoi, ora esordienti ufficiali con la consonante fromSCRATCH.
Nel bei calembour dell’elaborato “Happymess” le Amavo perdono un soffio di popness-del-parossismo rispetto al demo, ma mai del tutto: 7 e mezzo maciulla un vecchio claim di Papa Zinnie(!), Oyster osa di più con stile da vecchio squat, Bad rose si fa cantilena weird come la ghost track che segue Frate asino, e che apre a un futuro di intersezione con le oddities di un Father Murpny. La vocedi Silvia si sfalsa e rincorre se stessa su più piani mentre i colpi di Anna rotolano incessanti e autonomi: “I want you to enjoy and I want you to join me” recita la già nota, e ora rimaneggiata, Silenceviolence violins, capace di chiudere quasi psych.
Chi l’ha detto che solo la melodia può restare impressa? Don Caballero ed Hella, per la formazione, sorvegliano benevoli. Anch’io una volta amavo. Ed “Happymess” è lì a ricordarmelo.
Enrico Veronese
RUMORE. (Maggio 08). Anna Lott alla batteria e voce, Silvia Lovo alla chitarra e alla voce: le presentazioni sono presto fatte, nel nome dell’essenzialità. Amavo è un duo veneziano all’esordio , ulteriore tassello del percorso intrapreso dalla toscana FromScratch nel rock sotterraneo e meno convenzionale della penisola, ed Happymess è più o meno quello che promette. Ovvero un bel casino irregolare e spontaneo in cui vengono frullati post-punk e no-wave, spigoli e cantilene, senza badare troppo alla forma. Ne risulta una mezzora frenetica e dissonante, lungo la quale i confini fra le nove canzoni- come quelli del Wyoming o dello Utah – sembrano tracciati d’imperio col righello più che rispondenti alle effettive caratteristiche del territorio. Un magma sferragliante dal quale emergono di tanto in tanto particolari più distinguibili, come una melodia, un riff insistito, un rallentamento, uno stacco più bizzarro. Ma che resta piuttosto ostico comunque. Andrea Pomini
ROCKERILLA.(MAG-GIU) Se riuscite ad immaginare le chicagoane Scissor Girls mentre jammano al top della demenza con le Raincoats, oppure David Hild o gli Half Japanese che si strappano i capelli per le marionette/bambine isteriche di Zeek Sheck, allora avete solo una pallida traccia di dove questo “HappyMess” vi condurrà. Anna Lott (voce e batteria) e Silvia Lovo (voce e chitarra) – già con Uterusache, Corematto e Nova Express – danno la stura ad un jukebox disintegrato di voci, ritmi, suoni, filastrocche, refain dementi, stop and go rancorosi e molesti. L’art rock è il sassolino in cui state inciampando. L’art rock è il sassolino che, fortunate le due donzelle, fa zoppicare questo portento di disco. Massimo Padalino.
MUSICCLUB. Fra le rare etichette capaci di mantenere una linea estetica ben precisa, la fromscratch rappresenta davvero un esempio di coerenza nelle scelte all’insegna di un radicalismo estetico senza pari in Italia oggi. La cosa che impressiona è poi la capacità di non riuscire proprio a produrre dischi banali, mediocri o tanto meno discreti. Anche nel caso delle Amavo si tratta di un lavoro interessante che fa della sperimentazione il proprio must, ma lo fa ponendo al centro dei propri interessi qualcosa che definirei “la grana dell’imperfezione”. E’ un po’ questo il senso ultimo di un disco come happymess. Un disco che sembra fatto di mantra nowave, in cui l’imperfezione diventa la cifra estetica fondamentale su cui tutto poggia. Un opera insomma dove non solo l’espressività vine prima di tutto anche a costo di generare imperfezione come in era punk e post punk, ma in cui l’imperfezione stessa che diviene espressione essa stessa.
di Ian Dellacasa
ROCKIT. “7 e mezzo” è il rifacimento folle e sregolato di “You are my sunshine” di Jimmie Davis, strapazzato e ridotto a una melodia tremendamente scomposta. Che melodia non è. E’ disordine. Felice. Come suggerisce lo stesso titolo. E lo scompiglio in questione porta il nome di Amavo: due ragazze che tritano noise, post punk, math con passione, producendo una specialità casereccia di interessante no wave. Che mi ricorda alcune cose delle Erase Errata e la giocosità vocale di Stefania Pedretti nel progetto ?Alos. “Carnival” segue lo stesso filone di irriverente anarchia, con chitarra e batteria che si rincorrono alla rinfusa. Geometrie irregolari, voce borderline e multicolor, voglia di originalità e trasgressione. Isterismi sonori, senza linearità, che travolgono. Come i continui spasmi degli strumenti in “Pete and repeat”. Un duo al femminile dolcemente acido, tagliente e imperfetto, che scarica nevrosi, rumori, frenesia. La batteria che martella incessante. La chitarra stridente che sconquassa. E una voce molesta che affascina. Le Amavo debuttano alla grande. Brave. Bis. Di Maria Murone

MUCCHIO SELVAGGIO. Dura esattamente trentatré minuti e trentatré secondi il debutto delle veneziane Amavo, duo chitarra-voce e batteria. Quasi una misura aurea di concisione, il formato ideale per chi ha in mente la diffusione di un manifesto di punk rock veloce ed energico. Non che la musica prodotta da Anna Lott – in precedenza batterista di Uterusache e Corematto – e Silvia Lovo – ex chitarrista dei Nova Express – rientri esattamente nella definizione. O meglio, in parte è così, perché l’attitudine e l’urgenza è quella. La loro musica però procede per strappi e accelerazioni improvvise, e altrettanto improvvise sfuriate melodico-dissonanti. Gli strumenti si inseguono e si scontrano, la voce ci costruisce sopra sgraziati quadretti che per qualche misterioso motivo catturano l’orecchio e si lasciano quasi cantare a squarciagola. L’impressione complessiva è di ascoltare le Sleater-Kinney dopo una cura disarticolante a base di “Trout Mask Replica” o di certe schegge impazzite dell’epoca no e new wave. L’originalità del progetto, oltre ad una non indifferente capacità di mantenere alta l’attenzione nonostante gli spartiti volutamente accidentati e frastagliati, consiste nell’abilità di creare una musica libera, in cui le spinte apparentemente centrifughe e slegate lasciano fluire in realtà una energia densa e coesiva. In alcuni punti il risultato rischia di essere irritante, ma questo fa parte del gioco, quando ci si mette in gioco fino in fondo. (http://www.amavo.tk/)
Alessandro Besselva Averame
SENTIREASCOLTARE. Altro che sesso debole. Prendete questi due dischetti, piuttosto brevi ma intensissimi. Amavo e Agata rinvangano la memoria del tempo delle riot gggrls, ma lo rievocano a palate in testa. Schizzate e nevrotiche le prime; un duo veneto che si diverte a rievocare gli spasmi schizoidi delle Free Kitten e compagnia danzante. Grezzamente no-wave in apparenza, ma in realtà ricercate oltre ogni limite: che siano gli intrecci spastico-vocali di Carnival, le astruserie free-form(less) in crescendo di Oyster o il baccanale ubriaco di Bad Rose. Ma a dar retta a Silvia (chitarra) e Anna (batteria), HappyMess suona esattamente come le protagoniste di Amavo: frenetico, impreciso, ruvido, cattivo e poi dolce, curioso, festosamente ubriaco, caracollante, inciampante, asequenziale e, aggiungiamo noi, con una prepuberale carica naif che viene voglia di definirle matt rock. di Stefano Pifferi

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CD

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