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GIOACCHINO TURU’ E VANESSA V. – il crollo della stufa centrale (CD)

€10.00

1. in bocca
2. lego lagher 3. 60 anni
4. marco prandi
5. estetista
6. manovale7. che bel fiulin
8. tagliati i seni
9. urnini
10. spongebob legge megret
11. galline
12. taxi nero13. merenda
14. mutande
15. libreria
16. grecia
17. venditori

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Product Description

ARTIST: GIOACCHINO TURU’ E VANESSA V.  ALBUM: il crollo della stufa centrale YEAR: 2009 FORMAT: CD 

“Il primo disco di Gioacchino Tur’ e Vanessa V. Un piccolo capolavoro, “pop” a modo suo, divertente e commovente come nella migliore “tradizione” della musica italiana”

Turu suona: groove box, corno indiano, batteria, chitarra, michelangelo, voce
Vane suona: tastiere, voce, piffero, diamonica, batteria, pistolina infernale per voce
Registrato dal 1927 al 1934 da Paolo Moretti (pentolino) e dal 2008 al 2009 da Giuseppe Caputo. Mixato ed editato da Giuseppe Caputo. Master presso il Newmastering studio, Milano.

REVIEWS:

sands-zine. Gioacchino Turu’ è matto?
Vero, basta assistere a uno dei suoi concerti o intendere il testo di una sua canzone per rendersene conto.
Il suo disco è scarrupato come i concerti?
Falso, perché in fase di registrazione s’è fatto molto ordine ripulendo il tutto da molte scorie e, credetemi, questo è uno di quei casi nei quali un po’ di lustro non guasta davvero. Quel caos che, accompagnato dall’azione, da succo alle esibizioni sul palco avrebbe reso il CD scarsamente commerciabile.
Giacchino Turú ricorda il cabaret dei Gufi e di Enzo Jannacci?
Vero, per sua stessa ammissione. Da Jannacci sembra ereditare anche il canto sgraziato e il surrealismo di certe situazioni.
Gioacchino Turú non c’entra una minchia con Rino Gaetano?
Falso, basta ascoltare canzoni come Marco Prandi e Manovale; il ritornello della seconda («cinesi, kebab, ecc») è gaetanismo puro.
Gioacchino Turú è ammalato di beckismo?
Vero, anche se rispetto a Beck manca una certa stonatura (di tipo narcolettico) a favore di situazioni goliardiche, facete e, comunque, molto più giocattolose.
I testi delle canzoni fanno schifo?
Falso, nonostante in qualche circostanza si pisci un po’ fuori dal vaso. Ma rime come «sognano le Hawaii / non ci andranno mai / giocano a shangai / non mi chiama mai / giocano a muaitai» sono assolutamente spassosi, geniali e travolgenti.
Gioacchino Turú è contagioso come la peste?
Vero, canzoni come Lego lager, Manovale, Galline e Venditori una volta ascoltate non riesci a scollartele di dosso.
Giacchino Turú non sa cantare?
Falso, ché in Tagliati i seni, Libreria e Taxi nero sfodera una voce profonda da crooner navigato.
Vanessa Vermouth non conta un cazzo e se non ci fosse sarebbe lo stesso?
Falso, e se la strafottente personalità di Gioacchino sembra fare la parte del Leone nondimeno la presenza di Vanessa è indispensabile all’economia dell’insieme; serve proprio a bilanciare ed a riportare nel concreto una personalità fin troppo esuberante oltreché a dare grazia e leggerezza a situazioni che finirebbero altrimenti con l’essere tanto inacidite da puzzare.
“Il crollo della stufa centrale” è un disco perfetto?
Falso, perché possiede tutti i difetti tipici delle opere prime ma nondimeno possiede molti pregi che buona parte delle opere prime (ma anche seconde, terze, quarte…) non hanno. Certamente alcune cosette andrebbero ancora limate, ma potete ben capire che in un’epoca come la nostra, dove non c’è più la censura operata (nel bene e nel male) da etichette discografiche e produttori, serve un livello di autoregolamentazione da parte del musicista che può venire solo dagli anni, dall’esperienza e dalla valutazione degli errori passati. Nell’attesa è bene godersi quanto di buono c’è in questo esordio che va oltre ogni più rosea previsione.
Gioacchino Turú e Vanessa V., I Camillas, Iosonouncane, Piet Mondrian…. una marea montante difficile da arrestare.
RUMORE. Nel 2009 il senso di un disco come questo si è un pò perso. Strano a dirsi, ma l’anti-pop non fa più notizia. La critica è stata più dura con loro rispetto ad un maltominimarco di qualche anno più vecchio. Ed è un peccato, visto che il crollo della stufa centrale è di sicuro (più) concreto e costruttivo. Per quanto scomodi, anche loro quasi a prescindere (tagliati i seni, mutando o pluffare, con tanto di bestemmie su myspace), hanno in lego lagher un brano che tricarico scriverebbe se ritrovasse voce e neuroni. Altrove citano (sfottono!) l’esasperazione metropolitano di vasco brondi (manovale) e quella vecchia canaglia di baccini (venditori), mentre taxi nero urla che non esistono solo i baustelle. E come in un vecchio film di Moretti vanno a braccetto surrealismo e genio, ironia e tragedia.

ROCKIT.IT. Quanto si dovevano divertire Adamo ed Eva prima che il signore nostro iddio dicesse loro che dovevano coprirsi perchè nudi. E’ lì che ha origine il male, altro che serpenti e mele. Ascoltare “Il Crollo Della Stufa Centrale” è come planare fino alla finestra dell’appartamento in cui Gioacchino Turù e Vanessa Vermut convivono e spiarli mentre celebrano i loro riti quotidiani come rincorrersi nudi per casa con le forbici in mano per poi accasciarsi sul divano a deridere qualche minuto di TV prima di pensare se farsi o no una doccia e cosa cucinare per cena. Canzoni che sono sboccate filastrocche su basi 8-bit, microsinfonie per barattoli e tastiere giocattolo. Piccoli schizzi visionari. Canzoni d’amore reale che odorano d’ascelle. Grotteschi flashback infantili. Un binocolo sugli umani e i loro patetici drammi amorosi, le sdolcinate perversioni, le merde di lavori che accettano pur di realizzare stereotipati sogni di gloria, la vecchiaia e la morte. Voce sgraziata e strafottente, lui. Tono di fata involontariamente sexy, lei. Forse la coppia più bella del mondo nella loro nevrotica purezza. Nuovi sex symbol dell’underground italiano. Gainsbourg-Bardot in versione gangsta rap. Il videogioco vietato ai minori di due giovani Paoli e Vanoni. Il vero Pop-Porno senza tanti ammiccamenti e balletti. Iperattività cerebrale e insano desiderio di provocare, infastidire, avere un riflettore puntato sulla propria cacca per mostrarla a tutti con orgoglio. Due bambini senza filtri che dicono quello che vedono senza paure con le sole parole che conoscono. Prima che qualcuno dica loro cosa si può dire e cosa no. Cosa sta bene e cosa no. Cosa è bello e cosa è brutto. La poetica dell’indicibile, la vittoria dello e sullo squallore, la completa assenza di qualsiasi vergogna. Perchè siamo tutti corpi soggetti al tempo, coperti di peli e ripieni di sangue. Tutti con le stesse esigenze fisiologiche. Schifarsene è da idioti. Invece, non prendere sul serio le canzoni di Gioacchino e Vanessa, nonostante siano molto divertenti e talvolta a rischio di nonsense, è da veri fessi.

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