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MIRANDA – growing heads above the roof (CD)

€5.00

1. Blow off 2. Honk Honk (the way we grew with comics)
3. …from the left side of my ass/head
4. Head growing
5. I’m your Guido6. Peep show, I got you
7. Got a camper in my head
8. Red hat block
9. Furry guys looking for a flat girl
10. Head off

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Product Description

ARTIST: Miranda  ALBUM: growing heads above the roof YEAR: 2009 FORMAT: CD 

“Can you imagine LCD soundsystem played by Oneida? “growing heads above the roof” sounds like that. “Growing heads above the roof” (released on 2009 may for fromSCRATCH/audioglobe, re-released on 2011 for fromSCRATCH/mandai), adds synthetic and sampled sounds and may be considered the best Miranda’s album. The sound is dry, essential and immediate: imagine lcd soundsystem played by Oneida.  “

MIRANDA:
Nicola Villani, drum, hit mandoline, drummachine / Piero Carafa, bass, voice / Giuseppe Caputo, voice, synth, guitar, sampler
Recorded and mixed between novembre 08 and january 09 at fromSCRATCH studio, Firenze, by Giuseppe Caputo. Mastered at bips studio, Milano

REVIEWS:

BLOW UP. L’elemento di maggior novità presente nel terzo album dei miranda riguarda l’utilizzo primario di un suono sintetico e campionato che va innestarsi in una struttura ormai consolidata, fatta di groove consistenti e stranianti motivi. L’adeguamento stilistico non rivoluziona ma stimola il processo creativo, oltre ad implicare una serializzazione e una devo-luzione delle influenze no-wave e punk funk. A venir fuori è un disco che può essere coinvolgente e surreale ma anche subliminale e inquieto, non certo accomodante. Il migliore della band fiorentina, probabilmente. Voto: 8. Di Fabio Polvani
RUMORE. Procede l’evoluzione dei fiorentini Miranda, a tre anni dal precedente album e a uno dallo split con i canadesi Creeping Nobodies. Intanto, growing heads above the roof è un titolo come dire… più adulto di rectal exploration. Ma le novità più importanti sono altre due: il netto ridimensionamento delle chitarre nell’economia sonora del trio, con conseguente ascesa di sintetizzatori e campionatori, e soprattutto una meritoria opera di forbice. Tutto infatti è più asciutto ed essenziale, arriva dritto al punto – dieci canzoni in 36 minuti – senza attardarsi in divagazioni fini a se stesse o istrionismi eccessivi. Il pericolo era quello, ed è stato scampato in scioltezza. Per restare in Italia, pensate ai miranda come all’anello mancante fra Runi e Don Turbolento: ossessivi, imprevedibili, robotici, ballabili. Possono migliorare i testi, ma il voto già comincia a stare stretto. Voto 7
Andrea Pomini.
ROCKERILLA. I Miranda – ossia Piero Carafa, Giuseppe Caputo e Nicola Villani – difficilmente lasciano l’amaro in bocca. Anche questo loro fresco di stampa “Growing Heads Above The Roof” davvero non dà appigli a delusioni postume. Ascoltarlo ed essene presi è un tutt’uno. La formula – retrò-futuribile – è ormai assurta a rango di classico contemporaneo. C’è tanto della Skin Graft e di quel suo sound bislacco in “Blow Off”. C’è l’eco dei rimasugli No Wave newyorkesi di quasi trent’anni fa. C’è che queste son musiche tritatutto per vocazione. E alla vocazione, si sa, non si comanda. Al massimo si asseconda. E queste qui, c’è da crederci, son mica suore chiuse in convento… Voto 7
Massimiliano Padalino
LASCENA. Non si accontentano mai i Miranda, e per fortuna, così hanno sempre bisogno di sperimentarsi. Chissà se cercano un’evoluzione, ma forse non è poi così importante…
Ciò che interessa è il lasciarsi andare al flusso sonoro. Quello cui sono giunti i tre musicisti, con questo terzo lavoro, è a tutti gli effetti un’ossessione percussiva, nella quale ha un rilievo di primaria importanza l’elettronica, seppur ben alternata a pezzi più chitarrosi.
Il trio parte con il boogie scarnissimo di Blow off, per proseguire con la nevrotica ed industrial noise Honk Honk. …From the left side of my ass/head ha la frenesia dei Big Black mentre Head growing è un caleidoscopico crogiolo di generi e riferimenti, dati i riferimenti al Beck hip-hop e alla confusione della Blues Explosion.I’m your Guido è ipnotica e circolare, mentre Red hat block trasuda l’inquietudine del trip hop di Tricky.
Voi ascoltatori attenti lasciatevi semplicemente trasportare dal flusso sonoro, senza essere troppo cerebrali.
Vittorio Lannutti
SANDS-ZINE. Brandelli plastici di synthwave ispessita e irata da croccanti picchi noise/p-funk, ritmiche esacerbanti e morbose che difficilmente mollano la presa, attacco in egual misura pionieristico e goliardico alla struttura canzone. Il suono degli ultimi Miranda, come sempre difficile da decifrare, dopo due full-lenght e uno split con i cugini canadesi Creeping Nobodies, giunge alla vetta della sua magica (im)perfezione. Con i primi giochi è prettamente sfogo analogico: synth alla trielina sono forza muscolare in più per il gran avvio di Blow Off, e sulla stessa falsa riga calca la mano Honk Honk – corde sbucciate somiglianti a rudimentali frequenze, basso in grande spolvero, e carico da 100 tuttora assicurato nei piccanti accenti di ritmo. La trattenuta … From the Left Side of my Ass/Head è la testa di ponte per un cuore dove il battito cambia velocità – e forma -, facendosi acutizzato noise asciutto, coll’opzione formato albini e inusitati sotterfugi free (Head Growing, viceversa più canonica Peep Show, I Got You) oppure per erosive vie beefheartiane alla materia, e l’explosion garageblues storta e dinoccolata di I’m your Guido a spalla con la litanica Got a Camper in my Head (qui più vicini a degli Animal Collective in trip delico fatti propri dai Guinea Pig) ne sanno qualcosa di sudore e devozione per il capitano di “Trout Mask Replica”. Riepilogo minimale (Red Hat Block), rotondità – di basso – wave (Furry Guys Looking For a…) e scherni weirdpop (Head Off, tastierine all’amarena e climax completamente inebetito) sono gli ultimi gustosi altarini che il trio scopre con “Growing Heads…”, scoppiettante e definitivo manifesto del mood poliglotta e squilibrato che il trio d’adozione fiorentina si è saputo fabbricare senza fretta attraverso una lenta stagionatura iniziata nel lontano ’03. Ora come ora sono una valanga e vale troppo la pena farsi travolgere.
HATE TV. Growing heads above the roof è il terzo e nuovo disco dei Miranda, trio punk multiforme di base a Firenze ma con origini meridionali. Può non sembrare, ma arrivare a tre dischi (quattro se si considera anche lo split con i Creeping Nobodies del 2007) nell’underground nostrano non è poi così scontato: serve una costanza difficile da mantenere ed essere convinti del proprio progetto a discapito del tempo, delle risorse e di tutte le persone che possono giudicarti male. I Miranda sembrano avere capito bene questa lezione e anni di esperienza sul campo hanno dato i frutti che la fromSCRATCHrecords rende alla portata di tutti.
Growing heads above the roof è come un resoconto molto attuale e coscienzioso di strategie e stratagemmi per generi punk-funk e noise lo-fi. A cominciare da Blow-off che ricorda nella coda percussiva i Disco Drive, passando da From the left side of my ass-head che è una versione nostrale di Losing my edge di LCD Soundsystem, finendo a svariate fonti di ispirazione come le improvvisazioni strumentali dei !!! ma senza la superproduzione; l’attitudine accattivante dei Liars, ma senza l’aria da fighetti; il groove facile dei Gossip, ma senza la cantante lesbica o il modo di cantare querelo e acido dei Beastie Boys, ma senza fare hip-hop. Il tutto all’italiana, per farla breve.
La formula è semplice: una linea di basso che prende bene, batterie (reali o elettroniche) ben sostenute, due voci in inglese dalle melodie semplici che spesso si incrociano e finiscono per dire le solite cose e, infine, scelta meritevole di considerazione, effetti sonori e tastiere piuttosto che chitarre, rimaste in disparte e chiamate in causa solo quando servono per rapide incursioni. Quindi far muovere i piedi e ballare. Per chi ne conosce le cause scatenanti, non dovrebbe essere difficile e certo non mancano nelle canzoni dei Miranda risvolti stilistici raffinati, come in Peep show, I got you o Furry guys looking for a flat girl o ancora Got a camera in my head oppure Head growing, tutte perfette per la colonna sonora di una festa alcolica.
Sono sicuro che i Miranda dal vivo suonino queste canzoni alla grande, facendoti ballare senza accorgertene, istintivamente, ma purtroppo in questo disco ci sono momenti in cui il trio rasenta lo “spocchioso” e l’autoreferenziale offrendo in questi spazi poco alla gioia dell’ascoltatore. Mi riferisco a traccie come Head-off o Honk honk (the way we grew with comics), tanto carine perché sfrigolano e traboccano di rumori, synth e campioni ma prive originalità e spessore se si ascoltano con la testa.
Growing heads above the roof è comunque un disco efficace e diretto, dieci canzoni in fin dei conti veloci (pure troppo, forse non ci stavano male una o due canzoni da 6 o 7 minuti, oppure era troppo scontato?), concise e dinamiche che non sono da sdegnare senza prima averle assaporate pienamente, e se qualcuno sente una voglia irrefrenabile di ballare che ben venga, nessuno vi giudicherà male.

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