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MIRANDA – inside the whale (CD)

€5.00

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Product Description

ARTIST: Miranda  ALBUM: inside the whale YEAR: 2003 FORMAT: CD 

“first miranda’s album, math rock attitude dip into obscure and oblique atmosphere”

recorded by G.Caputo, july 2002, at Villaggio dei Marziani, LaLastra.Firenze.Italia – mixed by G.Caputo, autumn 2002 - recorded in low.di.fi – miranda: g. caputo guitar.voice.loops / g. ragonesi drums / p. carafa bass – graphic design marc*used

flag-ITAL0001“Inside the whale” è stato registrato a luglio del 2002 nella nostra sala di Firenze. Raccoglie pezzi composti nei due anni precedenti e nuove versione di pezzi contenuti nel primo demo cd del 2001 (“Miranda’s warn”, cd-r autoprodotto). Il lungo periodo di tempo trascorso a lavorare sui pezzi non deve far pensare ad una grande ricercatezza nella composizione e arrangiamento. La musica di Miranda è in continuo movimento e punta molto sull’immediatezza dell’esecuzione, per cui i pezzi cambiano spesso e prendono a volte direzioni diverse rispetto a quella originaria. Inside the whale non è altro che un’istantanea di un particolare stadio di sviluppo della musica di Miranda.

Per registrare “inside the whale” non ci siamo voluti servire di uno studio di registrazione, ne abbiamo allestito uno in casa. E’ stata una scelta dovuta alla voglia di registrare in un clima casalingo e tranquillo, con i nostri amici che andavano e venivano, rifornendoci di cibo, alcoolici e quant’altro… Se avessimo registrato in uno studio sicuramente ne avremmo guadagnato in qualità del suono, ma ne avremmo perso in immediatezza e spontaneità, che per noi sono essenziali. Il luogo e le persone con cui si registra sono essenziali.

flag-eng“Inside the whale” was recorded in july 2002 in our room in Florence. It contains rearranged versions of songs composed in two previous years, contained in the first demo cd (“Miranda’ s warn”, cd-r selfproduced, 2001). We spent a lot of months rearranging the songs composed with the first drum player. The music of Miranda is a continuous movement and it’s based on immediacy of the execution, so the songs often take different directions regarding that original ones. Inside the whale does not contain songs, it’s only a documentation of a particular moment in the evolution of the band’s sound.

It was composed and recorded in a narrow and claustrophobic room, that toke and dragged the sound down, in depth, where every note, every reverberation has its specific weight and gravity. In order to record “inside the whale” we didn’t use a professional recording study. We chose to record in a homely and calm atmosphere. For 15 days our friends have been supplying us of food, alcoholic and other…

::RECENSIONI

BLOW UP – n. 62/63 – luglio/agosto 2003
Indie rock obliquo e oscuro, lungaggini louisvilliane in forma dilatata o dalle increspature più specificatamente math rock sono i cardini stilistici attraverso cui si sviluppa inside the whale. I Miranda dimostrano di saper padroneggiare tali espressioni in questo lavoro d’esordio: la chiave strumentale della loro musica prevale nel catturare e nel permeare un ondivago peregrinare psichico in cui le parole sono solo passeggere di poco rilievo. Il tri fiorentino riesce a cogliere sfumature significative soprattutto nello svolgimento di slow motion quali val e safe trip ma la mancanza di di qualche spunto catalizzatore se non di qualche “canzone” in senso stretto alla fine pesa sull’economia complessiva dell’album.
Fabio Polvani

SUCCO ACIDO. Inciso a Firenze nel luglio del 2002 mettendo insieme materiale risalente al biennio precedente (comprese alcune tracce già incluse nel demo “Miranda’s warn” del 2001, qui riproposte in nuove versioni), “Inside the whale” segna il debutto dei Miranda e con essi della fiorentina fromSCRATCH, nuova indie-label diretta proprio da Giuseppe Caputo dei Miranda. Dall’uscita del disco (giugno 2002) ad oggi molte cose nel frattempo sono successe: la fromSCRATCH ha partorito un nuovo lavoro (la compilation di cui trovate notizia sempre in questa rubrica), i Miranda hanno messo a disposizione sul sito dell’etichetta “Whale shit” (un ep interamente scaricabile contenente alcune out-takes dell’album) ed il gruppo ha perso per strada il vecchio batterista Gabriele, così che adesso la formazione vede Giuseppe (voce e chitarra) e Piero (basso) affiancati dietro i piatti da Nicola. Ma facciamo un paio di passi indietro e torniamo a “Inside the whale”. Basta premere il tasto play e ci si trova subito immersi nel magma sonoro del trio in compagnia della balena che campeggia nel titolo e sulla bella copertina del cd: nonostante ci si trovi al cospetto, come detto, di tracce “finite” figlie di una gestazione biennale, “Inside the whale” mantiene immediatezza e pathos espressivo, merito anche della registrazione domestica. I 6 lunghi brani qui contenuti, tutti prevalentemente strumentali, si muovono lungo l’asse che da Louisville porta a Chicago ed i Miranda padroneggiano la materia con sicurezza affidando alle trame chitarristiche il compito di rilasciare e trattenere la tensione tra momenti noise e momenti di calma piatta apparente. E quando la chitarra si incanta su accordi circolari è il lavoro di addizione/sottrazione operato dal basso a conferire dinamicità e profondità ai pezzi, mentre i brandelli vocali che galleggiano in superficie accrescono quella sottile sensazione di naufragio imminente evocata dalla musica.

Mandaï. Miranda plays an active Post-Rock which will give a second breathe to this kind of music sometimes getting too repetitive. The music of Miranda starts generally quite slow to palce a certain mood… which will be destroyed by some powerful melody breaks a bit further. This Power trio plays efficiently on different mood, sometimes clean, sometimes heavier or noisy. Vocals seems haunted, using a nice low production effect… Maybe as if the singer was inside the whale… This italian band gives the Post Rock style a new sense which will certainly make some fans !
Wetdog (March 2004)

gonzocircus (bimonthly magazine, holland & belgium)
‘Inside The Whale ’ is het debuutalbum van dit Italiaanse trio,,dat voorheen opereerde onder de noemer Miranda ’s Warn.Ze presenteren zes nummers broeierige en eigenzinnige postrock,met veel tempowisselingen en sporadische zanglijnen.Miranda moet het niet hebben van de binnen het genre stereotiepe noiseuitbarstingen om spanning in hun nummers in te bouwen.Door het toelaten van improvisatie deconstrueren ze hun eigen werkstukken waardoor een claustrofobische sfeer ontstaat. Daardoor bevat deze plaat niet zozeer echte songs maar biedt ze vooral een momentopname.Nooit gedacht dat een Italiaans trio vernieuwend zou zijn binnen de postrock,maar Miranda bewijst het tegendeel.Een voorsmaakje is hun ep ‘Whale Shit ’,gratis te downloaden op de site van het label.
‘Collisioni In Cerchio ’ presenteert een staalkaartje van de Italiaanse underground..Vijftien bands treden aan,waarvan er acht deelnamen aan een speciale opnamesessie georganiseerd door het label, met de bedoeling kruisbestuivingen tussen de diverse deelnemende bands te stimuleren. Het aanbod is heel gevarieerd:er is jazzcore van Tanake ,Freetto Meesto en het altijd indrukwekkende Zu , nowave van To.The.Ansaphone ,slepende mathrock van Slope ,een geniale coverversie van de klassieker ‘Be Your Dog ’ door L ’Enfance Rouge en de openingstrack van Jealousy Party klinkt als David Moss in een rapbui.Het voornoemde Miranda schenkt voor de compilatie een zes minuten durende luistertrip,die niet op hun debuut is terug te vinden.De paar missers die op de plaat staan (drie van de vijftien)doen niet af aan het feit dat dit een boeiende compilatie is die bundelt wat er zich onder het slijm van de Italiaanse charmezangers bevindt.(www.fromscratch.it)
(pb)

SENTIREASCOLTARE.COM È importante rimarcare che Inside The Whale è il primo album pubblicato dai Miranda, band nostrana che ha già passato alcuni cambi di formazione negli anni passati. Ci occupiamo di questo disco a ridosso dell’abbandono di Gabriele Ragonesi (prontamente sostituito da Nicola dei Toy Koe), batterista che assieme a Giuseppe Caputo e Pietro Cafara aveva segnato a fuoco le sei tracce qui contenute.
La partenza di Bmx si propone come un accostamento di fasi più concitate e soluzioni più rallentate, nemmeno troppo distanti da quello che combinerebbero i Mogwai in un’instabile session assieme ai June Of ’44. Involved Man si avvicina soprattutto alle fasi più bilanciate degli Slint, distendendosi su lenti movimenti indie che potrebbero appartenere alla produzione dei Karate; il tutto prima di un interminabile loop minimale che ci introduce alla melanconia di ‘Fabyenne’, traccia che non trattiene assolutamente nulla della tradizione musicale italiana ma che sembra provenire direttamente da una sala prove d’oltreoceano.
Lo slow-core di Val ci ricorda i momenti migliori dei New Year, tanto paiono delicate ed allo stesso tempo appassionate le chitarre di Caputo, subito sostituite dagli stridori più comunemente indie-rock di ‘Toi’ e dalla conclusione plumbea e ossessiva di Safe Trip. Inside The Wale è indubbiamente un gran disco, ineccepibile sia per cifra stilistica che per trasporto emotivo. Il modo in cui melodia e dissonanza sono mischiati ha del miracoloso per una band italiana e, se davvero dovessimo fare un appunto a quest’opera prima, con il prossimo album vorremmo ascoltare qualcosa di ancor più personale e inedito, meno free nella forma ed ugualmente obliquo nell’approccio.
Ma sono semplici annotazioni per un’ottima band alternative che si avvicina ai clamori del futuro.
(7.0/10) Michele casella

ALTERNATIZINE – Riesce difficile immaginare che un gruppo di tre ragazzi riesca a mettere insieme un lavoro di tre quarti d’ora in sole sei tracce, frutto di lunghe jam impostate su melodie dissonanti e rumorose, senza suscitare cali d’attenzione, senza destare noia nell’ascoltatore e senza ripetere all’ossesso certe idee che facilmente potrebbero venire a mancare. Eppure i Miranda sono in grado di uscire da stereotipi, nonostante le influenze siano ben udibili. La storia di questo trio toscano cambia con il cambiare degli elementi, se agli inizi i loro ascolti erano orientati verso il noise (Unsane, Jesus Lizard, Shellac…), con l’inserimento del nuovo batterista l’approccio cambia, i pezzi si dilatano verso lidi psichedelici e l’improvvisazione diventa la svolta creativa. Spesso possono ricordare Sonic Youth, June Of 44th, Slint e anche Shellac in alcuni stacchi ritmici come in Fabyenne e Toi, ma avere certe influenze è essenziale per concepire un certo tipo di musica ed è palese che queste sei lunghe tracce non hanno strette parentele con nessuno.
Inside The Whale, primo album del trio, mostra tutti i percorsi affrontati da tre strumenti in una jam: gli inseguimenti, le pause, le dilatazioni, i crescendi e gli stacchi improvvisi; i Miranda in tutto questo si sanno destreggiare dietro una monotonia, solo all’apparenza, di tempi e di muri sonori. Il basso, spesso snobbato per le sonorità in gruppi simili, mi ha stupito positivamente per la fluidità e per l’importanza nella registrazione, non è mai in secondo piano e accompagna nel miglior modo i variegati giri di chitarra e la voce che più è rara, più si fa apprezzare. I cani che abbaiano nel finale evocano un’immagine di congedo, un saluto.
Molti gruppi nostrani ricevuti gli insegnamenti americani (soprattutto la scia Sonic Youth) hanno pensato bene di dare corpo al rumore con criteri spesso sragionati per filosofia e fini a se stessi, producendo veramente poco d’interessante e per lo più sempre qualcosa di troppo derivativo. I Miranda sono i primi di questa scia che hanno i meriti di mettere dell’ottima carne al fuoco perché hanno delle invidiabili potenzialità creative.
Il lavoro esce per From Scratch, un’etichetta da tenere d’occhio, la Dischord toscana. Nel sito della label si trovano gli mp3 di tutto il resto delle jam non finite all’interno di Inside The Whale. Mentre notizia degli ultimi giorni annuncia un avvicendamento dietro la batteria. Batteristi, una razza nomade.
Zurdano

KRONIC. Libertà espressiva destinata a tramutarsi in un indie rock a tinte strumentali, dove la voce è saltuario accessorio da utilizzare con dovizia. Sono i Miranda, trio chitarra-basso-batteria con un sottile rumorismo d’area math a far talvolta capolino.
Trame lunghe (ma non troppo), una predilezione più per Louisville che per Chicago e gli Slint come primo modello, pur con la manifesta intenzione di voler restare al confine del concetto generico di post senza mai tentare di oltrepassarlo. L’attitudine è vagamente psichedelica, molto attraente quando la scelta slow riesce a dominare nelle composizioni. Una miscela di Polvo (in discreta quantità), Shellac (un po’ meno), Unwound (qualcosa in più) e Blonde Redhead (proprio una spruzzata): il risultato sono sei episodi claustrofobici e dilatati, in cui la tensione sa quando allentarsi per lasciare spazio alla fasulla serenità.
Primo vero lavoro sulla lunga distanza, “Inside The Whale” mostra potenzialità che in futuro potrebbero regalare sorprese molto gradevoli. Ma già oggi si possono passare quaranta e passa minuti di ottima fattura.

MESCALINA . Immaginatevi con il walkman di notte, mentre passeggiate per le strade della vostra città, senza una meta, solo voi con i vostri pensieri e le vostre emozioni: nelle orecchie ronza una musica ricercata e sperimentale, fatta di una chitarra, di un basso e di una batteria che sottolineano la particolare atmosfera che vi circonda. A tratti, dopo lunghi assoli onirici, ecco giungere una voce, maschile ma quasi suadente, una voce simile alla Karen O più dolce che racconta quello che state vedendo, vi fa da Cicerone nella vostra sortita notturna: quella musica proviene da “Inside the whale”, l’album del trio musicale Miranda, e sembra essere il miglior compagno di viaggio per questa notte.
Ogni album ha una sua storia, una sua ragion d’essere ed un preciso ambito nel quale goderne appieno: l’ambito solitario e notturno è quello che credo si avvicini maggiormente alle sonorità di questo gruppo, simili per certi versi agli Ultra Violet Makes Me Sick.
“Inside the whale” sono sei canzoni che possiamo tranquillamente considerare come un lungo viaggio di tre quarti d’ora, pieno di svolte sonore imprevedibili accompagnate da un tessuto sonoro (gestito da Gabriele Ragonesi e Piero Carafa, rispettivamente con batteria e basso) che sostiene le ottime prove vocali di Giuseppe Caputo, responsabile anche delle impennate chitarristiche.
Parliamoci chiaro, “Inside the whale” è un album, nonostante gli accenti di inquietudine ravvisabili in alcune pieghe prese dalla musica, di sottofondo, sottofondo ai vostri pensieri piuttosto che ad un lungo viaggio in macchina o ad una cena romantica a lume di candela, ma ascoltare questo disco senza fare nient’altro, concentrandovi solo sulla musica: vi entusiasmerebbe per i primi minuti per poi regalarvi forse qualche sbadiglio dovuto alla totale uniformità sonora dei vari pezzi. Interessante sarebbe vederli live, avvolti da luci arancioni nel buio totale di un locale come si deve: le variazioni improvvise che il concerto rende possibile potrebbero regalare una serata davvero speciale, un viaggio sonoro verso altri lidi lontani, molto lontani.

AKTIVIRUS Una storia come tante altre quella dei Miranda, l’incontro casuale dei suoi membri, le lunghe jam sessions atte a definire l’estetica del proprio sound, il primo demo ed il successivo assestamento alla formazione attuale, quello che fa la differenza piuttosto è l’eccelsa qualità delle canzoni contenute in questo disco d’esordio dei tre fiorentini, battesimo anche per una nuova label avente stanza in quel di Arezzo, la fromScratch Records, di cui presto sentiremo ancora parlare visto che in programma ci sono diverse altre uscite. “Inside the whale” è un lungo viaggio suddiviso in 6 tracce, registrato in presa diretta in un luogo volutamente angusto e claustrofobico, in cui si riesce a percepire in un amalgama sonora di grande suggestione, il meglio dell’indie-rock americano degli ultimi 15 anni, ogni strumento ha un suo notevole peso specifico nell’economia del suono della band, basti solo notare le continue mutazioni dei brani, causate da uno stacco di batteria o dalle esplosioni improvvise degli strumenti a corda, quiete e rumore che si alternano alla maniera dei migliori Slint o dei primissimi Karate, con i quali condividono lo stesso gusto per le accordature aperte ed un approccio alla dilatazione della forma canzone, pur tuttavia mantenendo la voce in sordina, perennemente soffocata sia dal magma roboante provocato dagli strumenti, sia dall’utilizzo sulla stessa di forti riverberi naturali e non. Forse è proprio la voce l’unica cosa che ancora non convince a pieno in questo disco, fossi nei Miranda non escluderei la possibilità di tentare l’utilizzo dell’italiano per dare un’impronta ancora più suggestiva al suono. Per il resto, un’ottima registrazione, un gradevolissimo packaging ed il prezzo contenuto rendono l’acquisto di questo disco un dovere, se siete alla ricerca di un qualcosa che pur tentando una qualche forma di astrazione, riesca a farvi stare con i piedi ben saldi per terra.
Contattate l’etichetta (www.fromscratch.it) o i Miranda stessi (miranda@fromscratch.it), un disco italiano così bello non lo si sentiva davvero da tempo.
Vanni Sardiello

MOVIMENTA Inside the whale segna l’esordio nella scena indipendente italiana sia dei Miranda (che dopo il demo autoprodotto Toy, arrivano alla cruciale prova del primo album), che della From scratch records, che si presenta già con diversi gruppi interessanti, ed un’altrettanto interessante politica dei prezzi (seguendo intelligentemente le orme di tante etichette italiane, attraverso la vendita dei dischi online ai costi giusti).
Dei Miranda potremmo dire che, fondamentalmente, sono un gruppo math-rock: e faremmo un grosso torto al loro lavoro. Il loro chitarrismo sembra essere sintesi di tutte le migliori intuizioni degli ultimi dieci anni, da Polvo a Shellac, da Unsane ad Unwound: la forza dei sei brani di questo disco, tutti dal minutaggio piuttosto elevato, sta tutta qua, nel continuo e libero susseguirsi di soluzioni chitarristiche, sorprendenti sia per quantità che per qualità (non un caso, se la loro origine è in lunghe jam di prova), pur senza rinunciare all’istinto melodico, per cui troviamo che un po’ ovunque si insinua gentile la voce di Giuseppe Caputo, sempre discreta, talvolta persino sussurrata ed appena percettibile (Val).
Ed attendiamo il prossimo lavoro, se non già il prossimo split coi Tanake, per aver modo di vedere se questo è stato solo un (gran) momento di ispirazione, o se c’è un nome nuovo da annoverare nel miglior rock italiano…

KATHODIC La From Scratch è una delle poche (e per questo preziose) unità operative autoctone che sembra interessata più a propagandare una propria personalissima idea di “autenticità” indie rock che a finire nell’elenco delle fucine spara-new-sensations a getto continuo. La pubblicazione di questo “Inside the Whale”, opera prima del trio formato da Giuseppe Caputo (chitarre, voce e loops) Gabriele Ragonesi (percussioni) e Pietro Carafa (basso), ne è la prova più lampante. Coloro che vorranno avvicinarsi questa notevole collezione di dilatate pieces (semi)strumentali si imbatteranno in una fantasmagoria di sonorità retrò una migliore dell’altra. Oltre alla coltre del Polvo-sound, che avvolge come un manto indolente anche i momenti guitar post-rock più aggressivi, si riescono a scorgere un’infinità di rimandi tutti di notevole livello: c’entrano a tratti Sonic Youth e Pain Teens, a tratti la tenue psichedelia disarmonica di un’improbabile John Fahey in versione indie rock (i passaggi al ralenti di Involved Man), altre volte ancora il noise asciutto e velatamente acido degli Headspring (uno dei migliori prodotti nostrani dei primi ’90 e forse di tutti i tempi… ma chi li ricorda?). Il plusvalore è comunque dato dal fatto che i Miranda non rinunciano neanche a qualche punto di contatto con l’attualità tramite i barlumi di cantato slacker vicini a certo materiale di casa Superglider (nella bmx d’apertura) o le sinuose derive chitarristiche serpeggianti tra The Sea and Cake e il Jim O’ Rourke più accessibile in val.5.toi.
Ottima prova d’esordio e caloroso invito da parte di chi scrive a procurarvi quanto prima il loro cd contattando il seguente indirizzo: info at fromscratch.it.
Aggiunto: June 19th 2003
Recensore: Mauro Carassai
Voto: 3,5/5

KOMAKINO Miranda – Inside The Whale (6 tx, 44’35” – from scratch rec ’03) – I Miranda sono un trio: Giuseppe Caputo alla voce/chitarra/loops, Gabriele Ragonesi al basso, Pietro Carafa alla batteria. Formatisi come gruppo di improvvisazione rumorista nel 1998, dopo qualche cambio di formazione, un demo ed un concerto di spalla agli americani Tristeza, sono pervenuti ad un suond molto originale. Si sentono influenzati da Unsane, Jesus Lizard, Shellac, Polvo e dalla Chicago post, bè ragazzi tanto di cappello. I brani sono vere canzoni (non masturbazioni da blando progressivo) e sono anche emozionanti perbacco! Nascono dalla convergenza di Van Pelt, Slint e Touch & Go, cosa volete chiedere di più ad un gruppo, il sangue? Eccovelo: Bmx, Involved Man, Fabyenne (echi di Devics nell’intro e progressioni albiniane poi), Val, Toi (mai stati ad Action Park?), SafeTrip, una dietro l’altra implodono/esplodono senza cedimenti. Questa è musica che ferisce come uno schiaffo nell’anima, una vera benedizione per la scena nazionale. E pensare che Inside The Whale (From Scrath records 2003) è “solo” l’album d’esordio per i Miranda, scusate se è poco. Compratevi il cd italiano dell’anno scrivendo a info at fromscratch.it, costa solo 10 euro (spese postali incluse) e vale la rinuncia ad un paio di birre. Non astenersi astemi. // English translation coming soon!
postato da vonobox 23:33

POST-IT ROCK Opera prima della neonata fromScratch records (come etichetta, si intende, come agenzia già baluardo di un certo modo di fare musica toscano, con gruppi quali i grandissimi Appaloosa, To the Ansaphone, Can-D etc.etc ), il cd dei Miranda suona esattamente come il concetto che il trio (chitarra, basso, bateria) voleva esprimere: sensazioni dal ventre della balena. Territorio ambito e intellettuale, vedi Henry Miller, di un luogo ovattato e caldo dove perdersi nei pensieri senza particolari esigenze e bisogni, come il ritorno nella pancia della madre, in fondo. In questa sede diviene però esasperata l’improvvisazione fine a se stessa e il vorticoso girare dei pezzi, senza una particolare impronta/arrangiamento e direzione se non questa sensazione claustrofobica di fondo, qualcosa di lontano, che solo in alcuni momenti riesce ad incidere. Uno di quei dischi che probabilmente significano moltissimo per chi sta suonando, e davvero non si vuole discutere il senso umorale di questo cd, ma che tendono a chiudere chi ascolta dietro un vetro, come ascoltatore poco coinvolto e partecipe.
Queste le sensazioni, ma il tutto è comunque opera degna di nota (a cominciare dall’ottima veste grafica), opera da presa diretta, senza tanti fronzoli e suoni diversificati, venata di psichedelia nei lunghi sviluppi delle tracce, saliscendi improvvisativi, movimenti per costruzioni dal suono pulito e massiccio, poco lieve, in cui la voce gravita senza voler troppo disturbare, a volte sghemba quasi a dar fastidio, come il sottofondo di una radio accesa. E’ come ascoltare i Votiva Lux, già passati su questi canali, suonare con una forte e decisa intenzione post-noise-rock.
Per chi vuole perdersi nel vortice e continuare a girare.

MUSICBOOM [Is A Woman di Beatrice Finauro] Miranda è un nome affascinante. Mi fa pensare a qualche donna fatale uscita da un racconto ramingo di Gabriel Garcia Marquez, a questo, a una donna bella e fascinosa quanto misteriosa e misterica più che alla sciampista che lavora nella parrucchieria sotto casa mia. E vi assicuro che si chiama cosi. Ma le sensazioni evocate da Inside The Whale, primo album di questo gruppo dal nome femminile, non hanno nulla a che fare con acconciature da sessantenni e bigodini, con colorazioni improbabili, con odori di shampoo e spray, caschi per la messa in piega e chiacchiericcio cicisbeo. Quindi allontaniamo dalle nostre teste questo immaginario di dozzinale quotidianità e torniamo alla prima immagine, quella della donna attraente e un po’ torbida.
Gabriele Ragonesi, Piero Caiafa, Giuseppe Caputo si calano in studio e imbastiscono un album dalle trame oscure e dilatate. I nomi che ci vengono in mente più frequentemente ascoltando i quarantaquattro minuti e più del cd in questione sono quelli di Slint, Polvo, Shellac, molto del post chicagoano e del matematismo anni novanta. Una buona prima prova per la band che inaugura il proprio percorso con la neonata From Scratch Records aretina. Il suono – vero protagonista di Inside The Whale disco quasi totalmente strumentale in cui la voce ha pochissimo spazio- tra distensioni e accartocciamenti su se stesso forma una massa magmatica alla quale ci si può solo abbandonare, senza star lì a dividere strumento per strumento, senza inutili distinguo tra fasi di assalto e fasi di ritirata in cui gli attacchi frenetici si assopiscono per lasciar spazio a note reiterate e ipnotiche. Un suono omogeneo e monolitico che colpisce sia la testa che il cuore tenendoli in una sorta di veglia post onirica.
Bella anche la grafica.

ROCK IT I tre membri dei Miranda hanno retroterra musicali diversi ma comunicanti, dall’ indie melodico all’ improvvisazione rumoristica sino alla psichedelia portata da Gabriele, ultimo acquisto (2001). E tutte queste esperienze sono confluite nella loro opera, un insieme di brani dal sapore post, costruiti a partire da lunghe jam e registrati in un luogo chiuso e angusto che ha dato l’ idea per il titolo del cd.
Post rock si diceva, immaginatevi dei Godspeed You Black Emperor! dalle sonorità più indie rock e senza la predilezione per lunghi sciabordii di 20 minuti. Per la maggior parte strumentale, anche se ogni tanto fanno capolino
dei piccoli pezzi di cantato in inglese, presenta un suono scarno, secco, quasi esausto (in senso positivo). L’impressione che mi dà, se mi lascio andare ascoltando “involvedMan”, è quella di un vecchio ritto nel buio più
totale in un torrido deserto, la faccia rinsecchita e incartapecorita fissa verso un tramonto morto ed inesistente. E’ come se si fosse rinchiusi, davvero, ma da pareti mentali, come l’oscurità appunto. E musica che riesce
ad evocare certe visioni senza l’ uso di alcunchè deve avere qualcosa di buono! Un non so che di magico, rosso e nero, che a tratti dà quiete, a tratti ansia, un non so che di incompiuto e immobile. Bravi.
Certo è che bisogna essere in vena per lasciarsi andare alla fantasia di questo cd, e sicuramente anche dargli più ascolti, immergendovisi pian piano.
Un difetto però, evidente soprattutto nella prima traccia, “Bmx”: la voce.
Spesso effettata, non brilla, anzi annega nel suono (ma non abbastanza), non contribuendo a dovere nell’ economia dei brani. Forse i sussurri più lievi di “Val” si salvano. Potrebbe forse essere sostituita con qualcosa di diverso: c’è chi usa l’ elettronica, ma non mi pare questo il caso, chi campionamenti da radio o vecchie cassette, chi usa il sax, a tratti diafano e lontano, a tratti secco ed aggressivo pieno di furia free jazz, chi aggiunge strati di chiarre sporche sino ad ottenere un effetto colata di catrame, basta trovare una via insomma. Oppure togliere di netto.
Per il resto un ottimo cd per naufragare nei propri pensieri, per vagare tra le proprie visioni surrealiste, tra le pieghe del proprio immaginario. E pensar che all’ inizio ero ben scettico sulla loro affermazione “dal vivo Miranda tesse trame sonore che puntano dritte al cervello”. Sappiate dedicargli tempo, sappiate trovare umore e modo giusto per l’ ascolto,
magari in un posto calmo e caldo. Magari in un posto chiuso. Vi ripagherà.
Andrea la placa

MUSICCLUB. La fromSCRATCH Records è una nuova etichetta italiana che, dopo aver iniziato come agenzia di booking, ha ritenuto opportuno compiere il passo verso la diffusione di materiale sonoro. L’intento base è quello di raggruppare realtà toscane, genericamente riconducibili all’ambito del rock indipendente, e di concedere loro l’opportunità di far circolare in maniera diffusa i propri lavori. Altra peculiarità che rende merito alla label è che il CD è acquistabile alla modica cifra di 10 _ (spese postali incluse) scrivendo a info at fromSCRATCH.it! Detto questo veniamo ai protagonisti, ovvero i Miranda, terzetto “classico” (nel senso che fanno dialogare basso, chitarra e batteria, aggiungendo moderate dosi vocali e loop sparsi), che dopo aver assestato la line up e mutato denominazione (la precedente era Miranda’s Warn) ha preso la via dello studio di registrazione per partorire i sei brani lunghi che compongono il disco di debutto. La ponderazione con cui i pezzi sono stati concepiti e vengono eseguiti, oltre all’articolazione con cui gli stessi si sviluppano, mi pare che siano le caratteristiche salienti di ‘Inside The Whale’, titolo che lascia intuire come la permanenza all’interno della balena debba essere vista (oltre che come un ricordo di Pinocchio) come una via di fuga dal mondo che ci circonda, il rimedio estremo per isolarsi dall’esterno. Se vogliamo poi parlare di generi e accostamenti, allora possiamo dire che andiamo a finire dalle parti di un rock geometrico mai troppo angolare, dilatato e anche un po’ psichedelico, come una versione più diluita degli ultimi Three Second Kiss (sempre per rimanere in Italia e volendo citare un gruppo di caratura internazionale). Comunque si tratta di un album che non presenta sbavature e che permetterà ai Miranda di crescere con raziocinio, consolidando ed evolvendo ulteriormente un sound già maturo.
roberto michieletto

SODAPOP. To The Ansaphone, Freetto Meesto, Andreini, Nativist, Alio Die, Miranda ed uno stuolo di altri gruppi a dimostrare che “Toscana is back on the map!”. Nel mini CD d’esordio dei Miranda si parla un linguaggio indie-rock fortemente psichedelico e, nella migliore tradizione toscana (chissà poi perchè?), a tinte fosche. Echi e richiami diversi, Polvo (BMX), Sonic Youth (Fabyenne, Involved Man, ma non solo), Unwound (Safe Trip) e non so perchè anche una vena malinconica che ricorda quei sant’uomini degli Afghan Whigs (ricordate ancora?). Come avrete notato, esclusi i Polvo (che poi starei attento a non escludere neppure troppo), tutti i gruppi citati devono molto agli ex-giovani sonici; il richiamo, consequenzialmente, sorge spontaneo anche per i Miranda. Va pur detto che il cantato narcotico su base acida è un dogma che i Sonic Youth, volenti o nolenti, hanno imposto un po’ a tutti gli indie rockers che li hanno succeduti. Rock e non post-rock: meno male, visto che Mogwai e (da noi) Giardini Di Mirò hanno dato il via alla proliferazione di gruppi-pippa che sono fra le maggiori cause di orchite insieme alla discografia omnia dei Ramones.
Buone premesse per un florido futuro; i Miranda dovrebbero solo cercare di curare meglio la produzione del disco, per ora ancora poco incisiva e che non ne inquadra a pieno gli spunti più riusciti. Scompariranno nell’anonimato? Sopravviveranno alle abitudini di un paese dove i fruitori di musica (addetti al settore in primis) snobbano i connazionali e se vanno a vedere un concerto lo fanno con la stessa cadenza con cui Biscardi centra un congiuntivo? Chi vivrà, vedrà.

DRIVEMAGAZINE. Dopo avere raggiunto un minimo di stabilità e successivamente alla pubblicazione nel 2003 del cd autoprodotto Toy, i Miranda, trio composto da Gabriele Ragonesi, Pietro Carafa e Giuseppe Caputo, esordiscono ufficialmente con Inside the Whale, un disco dalle sonorità tipicamente a bassa fedeltà, in bilico fra aggressività e acide obliquità strumentali dall’effetto lievemente narcotizzante. I Miranda probabilmente non nutrono grosse pretese di originalità, il richiamo verso gruppi storici come Sonic Youth e Slint mi pare piuttosto evidente eppure la riuscita di questo disco non sembra risentire eccessivamente dell’uso ed abuso di riff e arpeggi dissonanti fin troppo noti (in particolare per chi segue da tempo la scena indie-post-noise) e, in generale, durante lo scorrere dei sei brani di Inside the Whale è distinguibile un apprezzabile tensione creativa determinata a dare una parvenza di serietà e di ricerca compositiva, riscontrabile soprattutto nelle ampie dilatazioni strumentali.
Dal punto di vista dell’impatto melodico il gruppo mantiene un profilo piuttosto basso ed intimo, com’era forse facile da immaginare, con la conseguenza di relegare l’ascolto di questo cd alle ore notturne, giusto per apprezzare al meglio i momenti più dolenti e malinconici, talvolta soffocanti, che predominano la maggior parte delle composizioni. Un disco, quindi, da ascoltare in momenti particolari e con la massima predisposizione d’animo, con la dovuta calma e attenzione.
Sia chiaro, i Miranda hanno dato vita ad un lavoro onesto e di discreto livello ma sicuramente hanno ancora grossi margini di miglioramento: forse questi tre ragazzi dovrebbero cercare di imprimere un maggior spirito di contaminazione alla loro musica… giusto per ricavare dai suoni e dagli arrangiamenti una maggiore personalità.

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