NEO-quinta-essenza
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NEO – la quinta essenza della mediocrità (CD)

€8.00

track list:
1. incidenti domestici
2. sunday morning
3. atti osceni 4. l’appagamento viene sempre dopo5. water
6. crimineo
7. se tutto quello che vedi…
8. via monumento
9. la giornata della gioventù
10. turbolence
11. terrore vigile12. an unsane blues for unhappy beast
13. il sempliciotto

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Product Description

ARTIST: Neo  ALBUM: la quinta essenza della mediocrità YEAR: 2004 FORMAT: CD 

Sparkes of fusion between rythm’ n’ blues and vanguard. The idea is to join the musical research with immediate and unconventional forms.. The aesthetic is near to a modern avant-blues whose original structures, often not recognizable, are manipulated and trasfigurated with an ironic approach. Unexpected and irregular arrangements, ambiguous and fast changes, punk spirit in rigorous structures.

neo is: Manlio Maresca chitarra elettrica / Fabrizio Giovampietro basso / Antonio Zitarelli batteria
Luca Mai (ZU) playes sax on tk. 11 / Marco di Gasbarro & Fabiano marcucci (SQUARTET) play drum and bass on tk. 13
recorded by Gabriele Rapali november-december 2004

flag-ITAL0001L’album dei NEO contiene 13 schizzatissime tracce strumentali di avant-blues per cervelli forti e orecchie bruciate.
Ospiti d’eccezione Marco Di Gasbarro e Fabiano Marcucci, batteria e basso negli Squartet nella conclusiva “Il Sempliciotto” e Luca Mai ,sax negli ZU, in “Terrore Vigile”.
Copertina e booklet molto “stuzzicanti”, ideati e realizzati da Elena Rapa.
Il cd contiene una traccia video “E.R. – emergency rhum”, in perfetto stile Neo.
Stacchi veloci e irregolari, cambi di scena ambigui e sornioni, anima punk in strutture rigorosissime: questi alcuni ingredienti del loro spiazzante sound. Ascolti di riferimento: Davis, Zappa, Frith, Zorn, Mr. Bungle. Aggredire l’essenza del suono per destrutturarlo in forme sonore paradossali e anticonvenzionali, questo è la sfida che i Neo sembrano voler affrontare a viso aperto, manipolando armonie molteplici con un gusto strumentale intriso di follia.

::RECENSIONI

BLOW UP(giugno 2005). Quando il rock diviene linguaggio universale, non stupisce che anche giovani gruppi italiani siano in grado di esporre con efficacia sorprendente quel connubio di jazz, prog e punk che tanto affascina coloro che provano ad intraprendere nuovi percorsi creativi allontanandosi dai comuni clichè. E’ questo il caso di Squartet e Neo, due gruppi legati tra loro da intense relazioni, prova ne sia la condivisione del medesimo chitarrista, Manlio Maresca.
In “la quinta essenza della mediocrità“, Neo partono da esercizi di riscrittura dei canoni tradizionali del blues per arrivare ad un’idea di fusion catastrofista, carica di un’elettricità molesta (atti osceni) e suoni in distorsione (incidenti domestici). La sezione ritmica viene costantemente frammentata in strutture modulari che si riassemblano quasi con moto spontaneo per dar corpo ai 13 brani che compongono l’album, fra improvvisi spasmi chitarristici (turbolence) e rivisitazioni indolenti di standards jazz (an unsane blues for unhappy beast).
(7/10) Massimiliano Busti
ROCKERILLA (GIUGNO 2005). Fulminante prova di esordio di una formazione nu-jazz sulla scia di tante altre ottime band italiane dell’ultima generazione (da Pin Pin Sugar ai conterranei Memoria Zero), triangolo chitarra/basso/batteria all’insegna di reticolazioni strumentali nitide, timbri molto secchi e spericolatezza ritmica ipervirtuosa. I riferimenti dichiarati sono Dr. Nerve (per il suono) e Zorn (per l’aggressività ipercinetica), ma nel frullatore dei Neo viene tritato di tutto, dal riff zeppeliniano (la giornata della gioventù) al rock n’ roll (l’appagamento viene sempre dopo) al blues (anche se unhappy blues for unhappy beast, che pare una deliziosa parafrasi di summertime, è uno dei momenti più “cool” e meno concitati del disco. Il sax di Luca Mai (ZU) aggiunge poi un colore nitido e sofferto al folle incastro di ritmi cubisti che è”terrore vigile”, ciliegina agrodolce su una torta al veleno.
(4/5) Enrico Ramunni
RUMORE (n° 162-163 luglio/agosto 2005). I Neo guardano all’ America più marginale per creare nuovi linguaggi: l’ America dei Neo è quella dei Minutemen, di John Zorn e degli Zu (non per nulla è ospite il sassofonista Luca Mai). Chiamatela no-wave, jazz-punk, avant-punk, qui si può ascoltare una cascata di frammenti jazzcore senza soluzione di continuità. Musica frenetica per cervelli attenti. Per fan di Minutemen, No Man, Painkiller.
Andrea Prevignano.
MUCCHIO SELVAGGIO. Attenzione a non farsi ingannare dalla copertina, raffigurante una scatola di cioccolatini, ché di dolce nella musica dei Neo da Terracina non c’è assolutamente niente. Così come non vi è nulla di mediocre, a dispetto del titolo, anch’esso fuorviante, ancorché ironico. Non solo, infatti, la musica del trio – Fabrizio Giovampietro (basso), Manlio Maresca (chitarra, anche negli Squartet) e Antonio Zitarelli (batteria) – non lascia spazio a compromessi, ma colpisce anche da un punto di vista prettamente qualitativo.
Tanto per stabilirne l’ambito stilistico, si può dire che i territori battuti siano quelli del cosiddetto jazzcore: in altre parole, una commistione iperveloce e spesso sferragliante di jazz, estetica punk, blues, funk e avanguardia, per un risultato pieno di scarti e spigoli, nervoso quanto aspro e, nei momenti migliori, imprevedibile. Tutte influenze e caratteristiche che si trovano variamente miscelate ne “La quinta essenza della mediocrità“, lavoro vitale e multiforme, che fa della destrutturazione controllata delle forme canoniche la sua arma vincente, senza però che l’aspetto intellettuale prevalga mai sulla sanguigna fisicità, come ben testimoniano i ripetuti cambi di tempo di “Sunday Morning” e “Water”, le pulsazioni industriali di “Incidenti domestici” o la calma solo apparente di “An Unsane Blues For Unhappy Beast”. Non lasciano un attimo di respiro, i tre, e scuotono come si deve le convenzioni di stili e generi, grazie anche all’aiuto di amici come Luca Mai degli Zu, ospite col suo sax in “Terrore vigile”.
Aurelio Pasini
LOSINGTODAY. L’Italia avant che non ti aspetti. Da Terracina con furore, i giovani Neo propongono un’interessante e personale rielaborazione di temi musicali che partono dal jazz e dal blues, contaminandoli con del sano post-punk per arrivare neanche loro sanno esattamente dove. L’avere a pochi chilometri di distanza gli Zu, maestri indiscussi insieme a John Zorn del genere, avrà sicuramente influito, ma il discorso derivativo è da considerare valido solo fino a un certo punto in quanto questa formazione ci mette decisamente del suo. I tre creano pattern strumentali in cui spesso e volentieri giocano ad inseguirsi e rincorrersi, destrutturando completamente le basi ritmiche all’insegna dell’esplorazione di spazi sonori ancora liberi. Il tutto, però, condotto non con piglio snob ma con una sana dose di ironia. Tracce come Atti osceni, Water e La giornata della gioventù costituiscono ottimi esempi di avanguardia divertente, mentre su Terrore vigile –ospite al sax Luca Mai degli Zu- ci scappa l’applauso. Altro che mediocrità.
FABIO CAGNETTI
OX-FANZINE. Als “Avant Blues” beschreibt dieses italienische Instrumental-Trio seine Musik, und das kann man so nur unterschreiben. Spielerisch ähnlich virtuos wie die Kollegen von SQUARTET, die hier auch einen Gastauftritt abliefern, widmet man sich der Zerlegung und Dekonstruktion stilistischer und ästhetischer Merkmale von Blues, Jazz, Funk und Rock in einem Gestus, der bei aller ausgestellten Virtuosität niemals einen schnodderigen und in diesem Fall sympathisch verschmitzten Punk-Spirit missen lässt. Das Resultat lässt sich kaum auf herkömmliche Art genießen, vielmehr will es ausgehalten, ertragen und überwunden werden, liegt doch verborgen in all der verschachtelten und monströsen Komplexität das Versprechen der Katharsis. Das knallt wie Sau und ist natürlich Musik für ein derart kleines Publikum, dass man wohl mit ein bisschen Übung bald alle Mitglieder der Zielgruppe beim Namen grüßen könnte. Liebhaber der straighten Abfahrt werden dieses Album wohl noch nicht einmal mit der Zange anfassen mögen. Wer sich allerdings zu Klängen von Frickel-Freaks wie HELLA den Schlaf aus den Äuglein reibt und sich eine Welt wünscht, in der die Klingeltöne von den FLYING LUTTENBACHERS stammen, liegt hier goldrichtig. (44:28) (08/10) (Ulf Imwiehe)
KRONIC. Saltuariamente nascono realtà a cui possiamo affidarci senza troppi pensieri, lasciando perdere le diatribe da forum/blog su chi, meglio di altri, difenda il concetto di buona musica indipendente. La label toscana fromScratch, oggi, ne è una perfetta rappresentazione, in virtù di una coerenza pragmatica nel portare avanti una visione sonora autentica, non tanto legata ad un preciso genere musicale, quanto ad un`attitudine ben definita che spesso, non per snobismo, sfocia nell’avanguardia. Inevitabile per chi è mosso da passione e curiosità, senza altri obblighi a cui dover soggiacere.
Così, dopo gli ottimi Uber, ecco arrivare i Neo, esplosivo trio (chitarra-basso-batteria) intransigente nel legare con arguzia jazz e punk, trasfigurandoli su basi blues sottilmente percettibili. La costruzione dei brani racchiude una dose melodica destinata a crollare su se stessa, attraverso dosi di elettricità schizofreniche intrise da un voluttuoso sarcasmo, il cui solo obiettivo è spezzare l’armonia raggiunta in apparenza. Ed ecco che i riferimenti (inevitabili gli Zu, concreto John Zorn, più ambigui i Minutemen) appaiono davanti agli occhi e rapidi scompaiono, perché, se l’approccio è quello di certi musicisti, la scorrettezza nella proposta è doverosamente personale. A mettere d’accordo tutti sono le incessanti frammentazioni, estranee eppure fisiologiche, istrioniche nella frenesia (“Atti osceni”) e pigre nella quiete (“An unsane blues for unhappy beast”).
Senza alcuna tentazione compromissoria, la formazione laziale sorride e scatta in avanti, lasciando sul terreno ombre irriverenti e difficilmente definibili. Occorre cercarle.
SANDS-ZINE Facciamo un passo indietro: settembre 2004, la Wallace pubblicava una mastodontica compilation di sei volumi con dentro molte promesse e tante indicazioni sul futuro. Di quelle band, alcune sono già emerse, altre stanno invece per: nell’ultima categoria vanno annoverati certamente i Taras Bul’ba e i Neo, non a caso alcune delle più interessanti proposte che si fecero notare allora. I Taras Bul’ba non hanno dovuto spremersi molto per trovare un’etichetta che li producesse dal momento che la stessa Wallace ne licenzia adesso il full-lenght d’esordio; i Neo invece lasciano la sponda milanese per quella fiorentina e approdano alla più che promettente FromScratch, etichetta di cui abbiamo tessuto le lodi in occasione dello scoppiettante disco degli Uber (recensione in archivio). Scendendo nel merito, i Taras Bul’ba (il nome è preso in prestito dal personaggio di Gogol) di “Incisione” propongono quella loro singolare miscela di noise espressionista di cui già davano un saggio nel volume terzo della succitata compilation. Ho usato il termine ‘espressionista’ non a caso poiché la loro musica è in continuo divenire, spinge verso l’esterno come un esplosione liberatoria. Anche la funzione narrante della voce non so bene se campionata o meno (mi pare di si) gioca un ruolo determinante in questo senso nel completare la tragicità delle atmosfere sonore. Nella struttura costituita su rapidi cambi di coordinate, i nostri ‘incidono’ sul noise anche psidechelia (hari), funk robotici (congo), sonorità liquide (imothep), conferendo al loro disco una natura decisamente eterodossa ed intrigante. Il cd è di soli 26 minuti ma sembra durare almeno il doppio.
Da parte loro i Neo non sono da meno: intraprendenti, schizofrenici, irriverenti, tecnicamente dotati e ascoltatori molto attenti. “La quinta essenza della mediocrità” è straripante nella riproposizione di idee originali e non; è un concentrato di stili e tecniche musicali eseguiti ad arte. L’attacco di sunday morning propone un parallelo con i Contortions a cui manca davvero solo la voce; seguono stacchi alla Flying Luttenbachers (atti osceni) di cui sembrano una versione europea e meno ‘seriosa’, quindi meno cervellotica e più funny. I Neo si differenziano però in una cosa molto importante: guardano al jazz tradizionale (in nuce di quello free radicale) e contaminato (pensiamo ai nostrani ZU) condita con ironia zappiana; elementi questi che rendono la musica più divertente, leggera e ‘vivibile’ di altri colleghi. Hanno dato al loro sito il dominio di jazz-core ma nelle file del loro disco non c’è solo quello, ponendosi infatti non lontano da operazioni di reimpossessamento del verbo della tradizione compiuti da gruppi quali Zu e Kletka Red.
ROCKIT. Neo sono un terzetto di jazz-rock (molto jazz e poco rock) che trae la propria linfa creativa dagli esperimenti d’avanguardia che artisti come John Zorn, Fred Frith, i nostri Zu, ecc. hanno compiuto sulle strutture oblique e sulla commistione di generi. Il loro disco propone 13 tracce arzigogolate in questa direzione, coniugando dinamiche isteriche, una esecuzione precisa e una serie di rimandi ai nomi più importanti che negli anni si sono cimentati in questo ambito. Oltre a quelli sopra esposti, vale la pena di segnalare anche i nomi di James Chance (in “Sunday Morning”), Captain Beefheart (“Criminea”), Storm and Stress (“E se tutto quello che vedi”), i Mr. Bungle di Mike Patton (“Via Monumento”), il Frank Zappa del periodo jazz (“La giornata della gioventù″) e tanti altri ancora. C’è pure una simil-cover di “Summertime” (“An Unsane Blues for Un happy Beast”).
Tanto preparati tecnicamente, quanto epigoni a livello creativo, i Neo meritano di certo un ascolto, soprattutto per l’ampiezza dei loro orizzonti e per lo spirito deciso con cui cercano di apprendere e superare la lezione dei loro maestri. Nel cd è presente inoltre, come bonus, anche una traccia video.
Massimiliano Osini
MOVIMENTA Esordio su fromSCRATCH per questo trio laziale, chitarra (Manlio Maresca) – basso (Fabrizio Giovampietro) – batteria (Antonio Zitarelli). I tre strumenti si inseguono, si intrecciano e si rispondono in un dialogo di destrutturazione caotica e ricomposizione personale di frammenti math, blues e jazz. Una formazione dedita alla triturazione punk di suoni non-punk (coadiuvata dal sax di Luca Mai degli Zu in “Terrore Vigile” e da Marco Di Gasbarro e Fabiano Marcucci, batteria e basso negli Squartet nella conclusiva “Il Sempliciotto”), capace di creare un disco veloce e potente ma leggero, in cui affiorano e subito si smembrano segmenti più organici, si incrociano schegge incontrollabili, in un flusso denso e in tensione che si risolve solo dopo svariati ascolti. Curioso l’artwork gastronomico di Elena Rapa, da vedere il video E.R. contenuto nel cd.
blueprint-fanzine.de. () (mm) Jipi Jeh Jazzcore, breaks breaks breaks. Die drei Jungs aus Italien spielen fast so perfekt wie VICTIMS FAMILY oder NO MEANS NO. Ja aber nur fast so und sehr fiel friedlicher. Doch immer wieder muss ich an eines der besten Alben überhaupt denken, nämlich den „White bread blues” von den besagten VICTIMS FAMILY. Sehr viele Parts könnten glatt aus jenen welchen stammen. Aber irgend etwas stört mich an dem Album, oder besser gesagt: etwas fehlt. Ich kam ja zuerst nicht drauf, was es sein könnte, da ich sehr fasziniert von der Spielweise der Jungs war. Doch dann fiel es mir wie Schuppen von den Haaren… der Gesang fehlt. Nichts. Man muss ja nicht immer tiefgehende Lyrik oder kontroverse politische Texte verfassen, aber wenigstens ein wenig Geschrei oder ein paar Samples. Wie es uns hervorragend die Band REMOVAL vormacht. Die sich zur Not dann eben auch mal den einen oder anderen Gastmusiker bestellen. Das sollten sich die NEO-Musiker mal durch den Kopf gehen lassen. Also, wer auf Sachen von JOHN ZORN steht und Jazzcore ohne Gesang mag, ist hier gut aufgehoben.
neo
MUSICCLUB. In effetti quella scena che fa della mescolanza di avanguardie di vario tipo, rock (in senso esteso) e jazz (spesso libero da vincoli) la propria ragione di esistere incomincia a soffrire di un certo senso di saturazione (tanto a livello internazionale quanto, ovviamente in un ambito più ristretto, locale). E allora benvenuti ai Neo, terzetto nostrano che sceglie di addizionare alle componenti sonore prima elencate una quarta forma musicale, ovvero il blues. Blues spesso, al giorno d’oggi, trascurato, ma benedetto da quel manipolo di furibondi provenienti dal noise rock, che, negli anni ‘90 soprattutto, seppero imbastardirlo e torturarlo a dovere e vi basti ricordare gente del calibro di Chrome Cranks, Mule o Laughing Hyenas. Blues, che con i Neo trova nuova linfa vitale in un contesto che, a tutto ciò, aggiunge pure un approccio alla scrittura di tipo progressivo (cfr. rock in opposition). Da quanto detto capite che l’impressione potrebbe essere quella di trovarsi al cospetto di un disco assolutamente eccelso. La verità non è ancora tale, nel senso che la band ha le potenzialità per comporlo, se solo avrà il coraggio di osare maggiormente (magari tagliando alcune parti più propriamente jazz ed eccessivamente “standardizzate”), pur se ‘La Quinta Essenza Della Mediocrità’ è già, di per sé, un disco convincente.
Roberto Michieletto
COMUNICAZIONE INTERNA. Una chitarra votata ad acrobazie spericolate, una batteria estremamente duttile ed un basso urticante che non disdegna aperture funky: signore e signori ecco a voi i Neo da Terracina!
Non appena avrete sollevato il coperchio de “La quinta essenza della mediocrità” vi schizzeranno nelle orecchie tredici pezzi strumentali imprevedibili ed incandescenti: traiettorie oblique, attriti noise, tagli chirurgici, elucubrazioni “avant”, blues passato alla centrifuga e corrosività punk per un disco che assorbe al suo interno e poi imbastardisce tanto l’elettricità spasmodica dei Laddio Bolocko (“Atti osceni”) quanto le rotondità di certo jazz-rock alla Karate (“An unsane blues for un happy beast”, brano cesellato dalla citazione di “Summertime”).
Ad arricchire la proposta, già di per sé ottima, ci pensano una traccia video e soprattutto il contributo degli spiriti affini Marco Di Gasbarro, Fabiano Marcucci e Luca Mai: i primi due – batteria e basso negli Squartet – amplificano l’impatto della conclusiva “Sempliciotto”; il terzo – sassofonista degli Zu – è invece il gradito ospite di “Terrore vigile”, uno dei pezzi più entusiasmanti della raccolta con i suoi sei minuti e mezzo di stacchi improvvisi, ripartenze e borbottii di sax inghiottiti da un mulinello tachicardiaco di note in libertà.
Guido Gambacorta
BLOODYSOUND. L’aretina fromSCRATCH assesta un bel colpo con questo dischetto dall’alto potenziale destabilizzante, producendo con i NEO quella che probabilmente è finora la band migliore del proprio rooster. Si tratta di un jazzcore di non troppo vago sentore ZU, ma con dosi minori di improvvisazione; questi ultimi compaiono infatti tra i ringraziamenti e il sassofonista Luca Mai presta anche il proprio fiato a un brano del disco (Terrore Vigile, uno dei migliori). Un lavoro strumentale che al primo ascolto risulta forse un po’ freddino per il gran sfoggio di tecnica sopraffina con cui è eseguito e per l’intricatezza di alcune trame, capaci in più di un’occasione di intorcinare i nostri gangli cerebrali. Ma ad ascolti successivi emerge quello che è senza dubbio il punto di forza di questa musica, ovvero l’ironìa che traspare da certi fraseggi e che è poi l’elemento principale che distingue i NEO dai loro cugini ZU. Così tra stacchetti che potrebbero essere utilizzati per sottolineare i momenti comici di una sit-com (ad esempio Crimineo, E se tutto quello che vedi…?), sincopi schizofreniche, decomposizioni chitarristiche, funk sporco dal retrogusto CONTORIONS (Il sempliciotto) ed elucubrazioni più smaccatamente jazzy (An unsane blues for unhappy beast), il disco scorre via piacevole e divertente, reso avvincente da brillanti trovate. Frank Baracca “Bloody Sound”
ALTREMUSICHE. Proliferano i gruppi jazz-core e la loro tecnica strumentale diventa sempre più raffinata. Senza dubbio qualche anno fa (ma ne bastano solo una decina per raggiungere l’epoca Naked City) in Italia scarseggiavano i musicisti con il gusto del solfeggio e delle ricerche metriche (fatta eccezione forse per qualche ristretto ambito metal un po’ più sofisticato). Poi molti bassisti hanno colto molte di quelle potenzialità ritmico-percussive dello strumento formandosi sui metodi Cleypool o Patitucci (?), i batteristi hanno frullato insieme gli estremismi cross-over con una certa (non troppo) eleganza jazzistica e i chitarristi hanno raccoto a piene mani gli input che da Napalm Death o Sepoltura portavano attraverso un tortuoso sentierino direttamente fino a Zappa e Fred Frith. Oggi i dogmi del perfetto power trio sono stati accolti prima di altri dai romani Zu o dai più recenti Taras Bul’ba. Poi sono arrivati anche anche questi Neo nella classica formazione basso-chitarra-batteria (Giovampietro-Maresca-Zitarelli).
Suono corposo, battute rigidamente strutturate, rifiuto di ogni tipo di dilatazione o excursus, il tutto immerso in un ruvido e profondo orizzonte blues. Divertenti anche quando le cose si fanno più scontate. Del resto anche qui il gioco è un meccanismo a molla. Una volta impostato parte fino alla sua improvvisa cessazione. Tempus fugit… Anche quello dispari.
ALTERNATIZINE. Personalmente mi entusiasma parecchio l’approccio dei Neo alla musica. Sarà perchè sono malato per gli Zu (ecco mi sono subito tolto il pensiero) ma questa schizofrenia sonora mi mette energia. In effetti il gruppo segue la pista e le direzioni dettate della celeberrima formazione di Ostia; con questo non voglio dire che i Neo siano una copia degli Zu, come non penso ad esempio che i primi Marlene Kuntz siano una copia dei primi Sonic Youth, anzi apprezzo l’approccio ancora più schizzato che il gruppo ci offre in “La quinta essenza della mediocrità”. Innanzitutto possiamo dire che la presenza di una chitarra cambia totalmente le carte in tavola; in effetti le nuove frequenze sonore contribuiscono a proporre un avant-blues che ha un approccio jazzistico ma che dal jazz si discosta per l’atmosfera rock granitica. Le caratteristiche che s’incrociano sono una buona tecnica, senso dell’umorismo, sonorità sincopate ma comunque piacevoli anche per un ascoltatore “banale”.
I fraseggi malati e schizzati fra chitarra e batteria mettono in imbarazzo la sezione ritmica che diventa totalmente una cosa sola, come se i soggetti in causa fossero solo due; questo è davvero un bene perchè il suono appare meglio mescolato, più unitario e maggiormente efficace. Per il resto oltre a segnalarvi la presenza in “Terrore Vigile” del grande Luca Mai (Zu) al sax, vi dico che questo è davvero un ottimo lavoro, ed è doloroso pensare che non sia particolarmente innovativo…ma facciamo finta che non ho detto nulla e godiamoci questi tre quarti d’ora di buona musica.
Stefano Bernardi

IL TIRRENO.
Neo, “La quinta essenza della mediocrità”, FromScratch. Ecco un’altra band capace di elevarsi sopra la media del panorama italiano. Segnatevi questo nome: Neo. Si tratta di un trio di stanza a Terracina, il cui curriculum annovera la vittoria alle selezioni di Arezzo Wave per il Lazio. Dopo due album autoprodotti e la partecipazione alla compilation “P.O. Box 52”, ecco “La quinta essenza della mediocrità” per l’etichetta aretina FromScratch, parca di uscite quanto abile nello scegliere le band da produrre. Con i santini di Frank Zappa e John Zorn gelosamente riposti vicino al cuore, i tre musicisti sfornano un disco maturo e di grande spessore: gli stili, mescolati in intriganti alchimie, perdono consistenza e diventano irriconoscibili, maciullati attraverso cambi spiazzanti e repentini. Una macchina musicale inesorabile, tanto sicura di sé da lasciarsi andare volentieri a una sfrenata ironia. Opera benedetta dalla presenza dell’ospite di lusso al sax, Luca Mai degli Zu. E c’è pure una divertente traccia video, il corto “E. R. – Emergency Rhum”.
GUIDO SILIOTTO

 

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