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PENTOLINO’S ORCHESTRA – perros (CD)

€5.00

1. Perros play with my favorite band
2. Happy as mark davies smile 3. Maccaroni & mac enroe
4. I can bark
5. Perros on holiday
6. Making a mess
7. I’m not this kind of man
8. Life in office
9. Perros on the road
10. All that i hate
11. Perros closed in elevator
12. ****
13. Mikugaya
14. When i stay with you
15. Acid boogie girl
16. Perros in vaiano valley
17. Carnival dress
18. Mourner’s walking
19. God is not for me

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Product Description

ARTIST: Pentolino’s Orchestra ALBUM: perros YEAR: 2008 FORMAT: CD 

“Paolo Moretti (AKA Pentolino) debut album. Pentolino’s orchestra make up 19 tracks of weird, fuzzy, noizy folk”

pentolino – paolo moretti: chitarre, voce, percussioni, banjio, organetto, rumori, armonica a bocca, diamonica, tastierina giocattolo
mart – martino lega: batteria, percussioni / hug – andrea angelucci: basso, chitarra elettrica (7,16), lamiera (12) cori (3,6,7,15)

recorded & mixed at fromSCRATCH mobile studio in Le Sieci, Firenze, by Paolo Moretti - masterizzato da Francesco Donadello @ AlphaDept Castelmaggiore (Bo)

REVIEWS:

ROCKIT. Pentolino’s Orchestra nasce tre anni fa sui colli di Firenze. C’è un uomo pentolino, Paolo Moretti, che ama fare fuochi e incontrare altri fricchettoni in giro, come Mart, e ci sono tanti pentolini dove soffriggere pezzi di canzoni e pezzi di banjo, tastierine, strumenti di legno e di metallo, tanti pentolini da percuotere per accompagnare idee introspezioni trasporti folk e pop, tanti pentolini per fare rumore. Alla fine il succo di Pentolino’s Orchestra mi sembra che sia proprio fare rumore, seguire in modo estremamente naif dei motivi forse cresciuti tra le piante e i cani randagi, e una lingua inglese scalcinata che canta cose come: “Forget your name forget your face…”, e quindi guardiamo in alto alle stelle, e non prendiamole troppo sul serio queste 19 tracce lo-fi fino a non crederci, venute fuori senza lavorio, ma inseguendo i perros e provando ad abbaiare come loro, immaginando una marcia in città, e riproporla con gli strumenti, e sentire tra i pezzi come il frinire delle spighe e la noncuranza ispirata dello strimpellare al tramonto. Il cuore, c’è il cuore che ha un inchiostro blues in Pentolino’s O., ma scartando gli sfasi da “prove” dagli sfasi seri e proponibili, a mio parere sono interessanti solo poche tracce, come “I can bark”, “Making a mess”, che è d’incontenibile energia, “Life in office”, in acustica, cantata melanconica quasi soffiata, “Perros in vaiano valley”, strumentale con arpeggi desert, e la diciannovesima “God is not for me”, armonica e raucedini ubriache che dissolvono in rumori d’ambiente. In “Perros” c’è tutto il disordine strutturale e melodico con cui Pentolino’s Orchestra vuole destabilizzare il senso comune, e c’è anche tutto il disordine che frantuma la forza di un ipotetico bel progetto. di Claudia Selmi
LOSING TODAY. Pentolino’s Orchestra: un nome più che mai indicativo, che evoca sonorità un po’ scalcinate, all’insegna magari di clangori che prestano poca attenzione alle ‘belle forme’, e molta di più alla libera espressione. Pentolino dovrebbe essere Paolo Moretti, uno che ama definirsi ‘polistrumentaio’, implicitamente escludendo qualsiasi pretesa di perfezione tecnica.
Reduce da un paio di EP autoprodotti, eccolo dunque alle prese col primo lavoro sulla lunga distanza, accompagnato da un paio di ospiti per dare più sostanza alla vocazione ‘orchestrale’ del progetto… che poi di orchestrale in senso stretto ha tutto sommato ben poco.
E’una sorta di mosaico, “Perros”, fatto di tessere di formato ridotto (19 in totale, per circa tre quarti
d’ora di durata), che vanno a comporre una galleria di scene minime, all’insegna di una base indie folk variamente accentata nel corso del dipanarsi del disco, in un suggestivo succedersi di evocazioni: dalle tonalità accese e urticanti deiPixies al passo caracollante dei Pavement, da suggestioni in odor di southern rock (opportunamente acidificato) a evocazioni lisergiche, senza negarsi esplicite aperture al rumore, tra chitarre fischianti e strumenti meno ortodossi, tastierine giocattolo o, come espressamente indicato, ‘ferraglia’.
Il risultato è piacevolmente stuzzicante, per un disco che si lascia riascoltare più volte, per esplorarne tutte le trovate, spesso nascoste tra le pieghe di brani spesso troppo brevi, che facilmente sfuggono all’ascolto.
Il miglior pregio e il peggior difetto del disco, questo gusto per la variazione, per i disegni appena
accennati, per il bozzetto sonoro, perché da un lato, certo, magnetizza un ascolto che presto si concentra sulla curiosità di ciò che verrà poi, ma che in virtù della sintesi e della brevità finisce per abbandonare presto qualche idea che avrebbe meritato un maggiore sviluppo
MARCELLO BERLICH
SANDS-ZINE. Quella della Pentolino’s Orchestra non è né tafelmusik né musica sinfonica, bensì un rock delle radici ben amalgamato e altrettanto ben suonato, in equilibrio non perfetto (ma comunque stabile) fra tradizione inglese e tradizione americana e dove, ai bordi del suo oscillare, metterei come parentesi Syd Barrett da una parte ed i grandi e misconosciti Railroad Jerk dall’altra: dal primo il modo stralunato di alcune canzoni (I Can Bark e Mikugaya su tutte) e dai secondi qualcosa nella voce e lo stile sincopato della scrittura (Happy As Mark Davies Smiles e Maccaroni & McEnroe). Chiaramente, trattandosi di roots-rock, i riferimenti non terminano qui e possono continuare con il country stravolto dei primi Meat Puppets o la nu-psichedelia dei Thinking Fellers Union Local 282 (al cui chitarrista proprio Happy As Mark Davies Smiles è dedicata). I Pentolini sembrano soprattutto voler giocare sulla varietà di situazioni ed atmosfere e i loro brani, pur racchiusi tutti all’interno di un modello base ben riconoscibile, vanno da un quadretto acustico acqua-e-sapone (Life In Office) ad una song a base di voce, organetto, lastra metallica e poco altro che avrebbe fatto la sua figura in “Swordfidhtrombones” di Tom Waits (****). Il tutto passando attraverso la riproposta di quelli che ormai da tempo sono dei cavalli di battaglia nei concerti: Acid Boogie Girl, Making A Mess e la splendida I’m Not This Kind Of Man, psichedelia acida che sul palco si presta a trampolino di lancio per lunghi voli pindarici. Ancora di bella fattura sono la cavalcata western All That I Hate e le sognanti californierie del trittico finale. Il tutto viene cucito insieme dai Perros, bizzarri episodi strumentali a volte folli e sconclusionati (Perros Play With My Favourite Band) e altre dolcissimi (Perros In Vaiano Valley). Le registrazioni sono d’impatto e mantengono l’immediatezza dell’evento pubblico, anche quando viene fatto uso di sovraincisioni o di registrazioni d’ambiente. Pur non facendo fido né sulla forza travolgente di Samuel Katarro né sulla scioltezza spumeggiante dei Baby Blue, ché viceversa la sua vena è introversa e contorta, Paolo Moretti (che è autore di tutte le canzoni) rappresenta comunque uno dei punti fermi della rinascita musicale fiorentina.
DI Etero Genio
Perros
FromScratch

ILMUCCHIO. La Pentolino’s Orchestra ha una line-up numericamente variabile, ma in questo suo esordio sulla lunga distanza per FromStratch, a due anni dall’EP “I’m A Supernoiser”, si presenta come trio. Per semplificare: Paolo Moretti voce e chitarra, Martino Lega alla batteria, Andrea Angelucci al basso. In realtà in questo caso semplificare sarebbe un errore. Non solo perché tutti e tre suonano molte altre cose, ad esempio strumenti giocattolo, banjo e fisarmonica, ma anche perché il suono del gruppo è il frutto di un disordine stilistico va in mille direzioni. Se in “Perros On Holiday” c’è la no wave in gita nei luoghi dell’alternative country, “I’m Not This Kind Of Man” è pura psichedelia dilatata con qualche scheggia di bluegrass in corpo, “All That I Hate” è una bella escursione dalle parti dei Calexico, ma quando ci siamo ormai acclimatati nel Mojave, arrivano le chitarre fuzz e le progressioni di accordi storti della barrettiana “Mikugaya”, mentre “When I’d Stay With You” è la brevissima parodia di una ballata, anzi quella che sembra la sua distruzione a colpi d’accetta per mezzo di tastiere tremolanti e spastiche. Potremmo andare avanti ancora a lungo ma quello che ci preme sottolineare, in questa libera esplosione di talento musicale, dispersiva quanto molto spesso geniale, non è tanto l’eclettismo, che pure è evidente, ma la capacità di rendere riconoscibile con piccoli trucchi e millimetrici spostamenti di asse un suono peculiare. In conclusione, non abbiamo capito se questo sia un gruppo di tradizionalisti travestiti da avanguardisti o viceversa, ma siamo ben contenti di portarci dietro il dubbio (www.fromscratch.it).
Alessandro Besselva Averame

MUSIC CLUB Il buon vecchio Paolo Moretti lo aspettavamo dai tempi in cui condivise con il suo omonimo Paolo Moretti in arte “Littlebrown” lo split prodotto da From Scratch con il Madcap Collective e intitolato ZIU ZAU. Pentolino fa parte di quella congrega di cani randagi che anima l’indie italico e che è ancora capace di dare un senso alla creatività musicale nel contesto popular odierno (fra i tanti citiamo Father Murphy, Jennifer Gentle, Beatrice Antolini e ovviamente i nostri amati Mr60). Questo primo lavoro sulla lunga distanza intitolato non a caso “perros”, riconferma la sua spiccata capacità di andare all’osso della creatività musicale. Pentolino sembra avere quella capacità istintiva e primordiale del musicista di razza: quell’intelligenza creativa capace di giocare con i suoni e con i ritmi più primordiali e a volte banalmente quotidiani, che vengono trasformati di volta in volta in segni carichi di senso e humor. Il suo sound spazia quindi dalle atmosfere sghembe dell’ultimo Barrett (I can Bark – Mikigaya), ad un folk-rock noise che ricorda per attitudine Will Oldham e i “Violent Fammes”. Ci sono poi episodi di vario tipo, sicuramente alcune composizioni sono più complete, catchy e smaccatamente più pop (all that I hate), altre vanno più alla ricerca di un suono e di un’identità nei testi come nel caso della stupenda “Maccaroni & MeEnroe”, che definirei una nostalgia spaghetti-tennis in salsa folk-noise, un emblematico esempio di come il nostro Paolo Moretti aka Pentolino, non sia altro che un creatore postmoderno di musica popular, ironicamente seria, altamente creativa e molto molto divertente.

ROCKERILLA. Paolo Moretti è, per sua stessa autodefinizione, ‘animale che suona tanti strumenti senza saperne suonare uno’. E già questo dovrebbe condurci, nella ricerca stilistica dentro il cui filone collocare l’orchestra del pentolino, sul versante di quella schiera di ‘geniali dilettanti’ che furono un po’ gli eroi sfigati dell’indie rock primievo. Diciamo dei Trumans Water che rincorrono gli Half Japanese (la sghemba, e stupenda, “Happy As Mark Davies Smile”). Questo è un pergolato di generi fatto di tante tegole sovrapposte. Attenti non ve ne cada una sul capo. Niente niente incominciaste anche voi a vedere il Mondo (musicale e non) con gli occhi stralunati di “Perros”
Massimo Padalino 7/10

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