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Republique du Sauvage (l’Enfance Rouge + Les Hurlements d’Leo) – (CD)

€5.00

1. Kokoreç ( République du Sauvage)
2. Arte y Majestad ’07 (F.R. Cambuzat- République du Sauvage)
3. Ordine pubblico (Starfuckers= Sinistri) 4. Canifs (Kebous-République du Sauvage)
5. Fleur du temps (R1 Wallace- République du Sauvage)6. Caracas, Lusaka, Berlin (Bordeaux, Lecce, Firenze) (F.R. Cambuzat- République du Sauvage)
7. Consensus de pensée politique à propos de l’Etat Social entre Monsieur Nicolas Sarkozy, président de la République Française, et l’ex-prétendante, Madame Ségolène Royal.
8. Valse monkey (Kebous- République du Sauvage)9. Devil (Karoutcho) (Kebous, R1 Wallace- République du Sauvage)10. Catalunya ‘936 (F.R Cambuzat- République du Sauvage)
11. Chi eravamo (R. Bord- République du Sauvage)
12. Girl from Gibraltar (R1 Pratt- République du Sauvage)

Product Description

ARTISTS: l’Enfance Rouge + Les Hurlements d’Leo ALBUM: Republique du Sauvage YEAR: 2007 FORMAT: CD 

The gipsy folk of Hurlements d’Leo falls into the avant rock of l’Enfance Rouge producing a weird mix that ranges from avant rock to melancholy, mediterranean sounds and electric violence, noise and folk.

L’ENFANCE ROUGE: François R. Cambuzat / Chiara Locardi / Jacopo Andreini
www.enfancerouge.org

LES HURLEMENTS D’LEO: Laurent Bousquet / Erwan Naour / Jocelyn Gallardo / Benoît Chesnel / David Chesnel / Rémy Devert / Raphaël / Cyrille
www.hurlements.com

La « CONSTITUTION » della REPUBLIQUE DU SAUVAGE è stato registrato e mixato da Fabio Magistrali presso la Masseria Torcito (Cannole) della Provincia di Lecce nel marzo e luglio 2007.

REVIEWS:

BLOW UP (dic. 07). Confesso di non conoscere la banda folk jazz les hurlements d’Leo, che si affianca per l’occazione a l’Enfance Rouge di Francois R. Cambuzat e Chiara Locardi dichiarando assieme a loro la fattuale esistenza della republique du sauvage. La costituzione del neo-stato si articola in due soli semplicissimi titoli stampati sulla copertina, l’inno nazionale è diviso in dodici episodi che formano collettivamente il contenuto del cd. I richiamo ai vecchi savage republic di Bruce Licher non si limitano al nome del gruppo e al logo utilizzato nel retrocopertina (pressochè identico) ma si allargano anche alla musica, laddove entrambe utilizzano canovacci out-rock coniugandoli a echi di folk mediterraneo e a dosi più e meno consistenti di improvvisazione (per il vero in questo caso molto più jazzata che nei californiani). Ora malinconicamente adagiata su un lento e teso tappeto di corde e piano (arte y mayestad ’07), ora magnificamente redatta in un formato a metà tra chanson e Mitteleuropa (fleur du temp, con la roca bellissima voce di Chiara), ora corale e folkie (caracas lusaka berlin, valse monkey), ora nell’ordine di un impro-jazzrock molto seventies (catalunya ’936 e chi eravamo, a dire il vero pesantucce). Molto belle e azzeccate invece la stravolta cover di Ordine Pubblico degli Starfuckers e la finale girl from gibraltar, che dapprima filtra con l’errebì e poi finisce in una gloria rock che aspettavamo da tre quarti d’ora. Nell’insieme il disco soffre d’impasto strumentale che porta a una certa mancanza di swing ma è comunque un buon sentire: la costituzione è – come sempre, ahimè – bocciata per lampante incongruenza ma il disco ha una sua dignità.
Stefano Isidoro Bianchi
RUMORE (nov. 07). “La republique du sauvage è una repubblica anarchica, disivibile, laica e sociale. Essa assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di origine, razza o di religione. Non rispetta nessuna fede. La sua organizzazione è decentralizzata”. Questo è l’articolo 3. Noi aderiamo incondizionatamente. Francois R. Cambuzat, Chiara Locardi, Jacopo Anreini e il collettivo Les Hurlemets d’Leo ci mettono cuore, idee e musica. Quest’ultima, fedele agli steccati abbattuti, viaggia tra jazz, africanismi, confidenze francofone e attacchi noise.Parte benissimo, con il Mingus virato afro punk dello strumentale d’apertura e la bella cover di Ordine Pubblico degli Starfuckers, dove i vuoti dell’originale vengono riempiti da schizzi canterburyani. Poi tra cabaret targato tom waits ed etiopiche incrociate a follie stradaiole francesi, affiora una certa fatica d’ascolto. Ma l’insieme, per (in) coerenza anarcoide e fiati ebbri, merita attenzione. Maurizio Blatto
Per una costituzione servono delle leggi ed il progetto che unisce Les Hurlements d`Leo a L`Enfance Rouge non si è fatto problemi nel realizzarle. Fra le più significative: l`articolo 1 del titolo I ci comunica che “non c`è più niente”, l`articolo 4 del titolo II afferma “i cittadini della République du Sauvage sono liberi di qualsiasi azione su qualsiasi palco, secondo le loro capacità, le loro voglie e la loro etica, dopo un piano d’azione stabilito e approvato dalla maggioranza assoluta dei suoi costituenti. Il suono piuttosto che la musica, i testi piuttosto che le parole, contengono e nello stesso tempo distruggono tutte le affiliazioni a L’Enfance Rouge come a Les Hurlements D’Léo. Rumori, vocaboli, melodie, ritmi, etc… non hanno più senso e lo trattengono”.
MUCCHIO SELVAGGIO (nov. 07). Traducendo il documento stampato sulla copertina di Costituzione de la republique du sauvage (fromscratch) veniamo a sapere che “La republique du sauvage è una repubblica anarchica, divisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l’uguaglianza di ciascun cittadino difronte alla legge senza alcuna distinzione d’origne, razza o religione. Essa non rispetta alcuna credenza. La sua organizzazione è decentralizzata”. Un gioco intellettuale? No, perchè chi ci mette la faccia è qualcuno che la propria personale via anarchica e nomade all’arte la mette in pratica da anni. Parliamo di Francois R. Cambuzat, Chiara Locardi e, ultimo arrivato, Jacopo Andreini, ovvero L’Enfance Rouge. Che per mettere in piedi gli articoli della costituzione di cui sopra hanno incrociato la loro strada con Les hurlements d’Leo, formazione di Bordeaux che incide su Wagram e mescola chiasso balcanico, folk, strumenti acustici e puntate in maghreb. Il risultato è superiore alla somma delle due parti, tra una cover degli starfuckers (ordine pubblico), dei Balcani immaginari trapiantati sui monti dell’Atlante raccogliendo per strada furori free jazz (kokorec, impressionante), valzer brechtiani screziati di noise (fleur du temps), una catalunya ‘936 che se non fosse per l’italiano del testo sarebbe un matrimonio perfetto tra The Ex e l’estetica constellation. Parole infuocate e mondi lontani che collidono. Pensieri di sognatori impenitenti che però qualcosa di concreto lo hanno pur prodotto: dodici brani affilati come rasoi, vivaci, liberi.
KRONIC. Manifesto, questo, destinato a spiegare molto se non tutto. La somma fra avant rock intellettuale griffata L`Enfance Rouge ed il folk etnico de Les Hurlements d`Leo non semplicemente si fondono, piuttosto vengono esplorati con nuova ottica ed attitudine. A realizzarsi (per ora, perchè il domani potrebbe offrire altro) è un deragliamento impetuoso, elettrico e sensuale, in cui una curiosa prospettiva post-pop è evidenziata da un bilanciamento curato delle due anime. Fiati e ritmiche sostenute, cariche esplosive, cantato abile a destreggiarsi fra racconto ed impeto sfiorano l`improvvisazione per stutturarsi su canzoni forse non canoniche, ma di certo pienamente realizzate, attraverso un jazz attratto da sonorità mitteleuropee.
Ed allora, se era previdibile la miscela fra urgenza rabbiosa (L`Enfance Rouge) e sottile malinconia gitana (Les Hurlements d`Leo), ad incuriosire maggiormente è una libertà espressiva ancora in divenire, tramite la quale, prevediamo, il futuro regalerà anche una superiore ispirazione, qui palese nella cover degli Strafuckers “Ordine Pubblico”.
Marco del Soldato
ARTISTS AND BANDS Come hanno potuto le composizioni neorealiste e melodiose degli Hurlements de Léo incontrarsi e fondersi con il rock illuminato e cerebrale degli Enfance Rouge? Come rendere possibile la coabitazione di testi strutturatti, quali quelli dei primi, con i le proteste urlate dei secondi?
La risposta è piuttosto semplice, attraverso la creazione di una République du Sauvage dalle fondamenta solide ed attraenti.
Articolo 1: ‘Il n’y a plus rien’. L’album si apre su una ritmica plumbea, ossessiva sulla quale vanno ad innestarsi gli squillanti stridori e note trascinanti degli ottoni. La suite si svilupperà da questo preambolo, da quello che appare quasi un avvertimento. Kokorec contribuisce a sedimentare una atmosfera minacciosa e netta nella sua decisione. Nata nel mese di Febbraio del 2007 in occasione di una rappresentazione comune ed in seguito ad una tournée fruttuosa lungo il sud Italia, La République du Sauvage propone all’ascoltatore una Repubblica integrale e non mezzi compromessi.
Le corde delle chitarre e dei violoncelli vengono ripetutamente maltrattate, le vocalità sciolte da ogni freno, le parole urlate in strati quasi sismici: ‘Merci de ne pas soutenir la paix sociale’.
Il canto degli Hurlements de Léo non aveva mai raggiunto tale vicinanza a quello del cantautore Léo Ferré in pezzi quali Canifs o Fleur du temps.
Ma a ben guardare L’Enfance de Léo non convince del tutto. Questo perchè a forza di sminuzzare le melodie, l’ascolto può provocare difficoltà notevoli all’ascoltatore inconsapevole. Arte Y Majestad 07 e Valse Monkey soffrono un pò alla distanza.
Rimane il sapore di un’esperienza curiosa ed intrigante, una reale esplosione dei sensi, una atomizzazione delle note che potrebbero trovare una loro apoteosi in una eventuale mise en scène.
Paolo Marchegiani
MUSICCLUB Sentite una cosa. Se vi piace la musica che osa. Se vi piacciono le canzoni difficili, ma intellettualmente audaci. Se amate le atmosfere di una francia avanguardista come ormai non lo è più da decenni nell’arte allora questo disco fa per voi. Se vi sentite anarchici, contrari a ogni gerarchia, se amate il progresso come deregolamentazione creativa e naturale dell’essere biologico e rizomatico, se credete nella musica come artigianato cosmico, come via di fuga verso l’aperto, come opera sommamente creativa per delineare i possibili scenari del mondo a venire, allora questo è il disco per voi. Se invece siete dei perbenisti, fideisti di ogni orientamento ideologico e religioso, se siete privi di sense of humour e soprattutto se siete politically correct di ogni orientamento, allora, mi dispiace: La Répubublique du Sauvage vi darà profondamente fastidio. Da parte del vecchio Ian invece va un grazie alla Republique du Sauvage: Grazie per non sostenere la pace sociale.
FREAK-OUT Eppure esistono ancora, anarchici e comunisti, in tempi di liberismo di sinistra, e per giunta si permettono ancora di dire la loro questi estremisti. Ma guarda un po’ e non solo in Italia, anche nella Francia dello stimatissimo, anche da esponenti del Partito Democratico, Sarkozy. Addirittura hanno costituito un’associazione nella quale dichiarano ufficialmente il loro approccio libertario e socialisteggiante. A parte l’ironia, fortuna che c’è ancora chi si esprime come gli pare, non dimenticando mai che ogni azione che compiamo è un’azione sociale e quindi politica. Questo è lo sfondo ideologico che ha dato la forza alla creazione di questo intrigante ed innovativo connubio tra l’Enfance Rouge e Les Hurlements d’Leo (uno dei più famosi gruppi indipendenti francesi), che hanno registrato questo cd, supportati dal lodevole sforzo di Fabio Magistrali, che ha mixato il tutto nel Salento. I due gruppi hanno ben pensato di riprendere alcuni brani di varie parti d’Europa e rileggerli a loro modo, o scrivendo brani nuovi. Il lavoro nel complesso è riuscito molto bene, in quanto, da buoni anarchici, i due gruppi hanno cercato di livellare li tutto e non emerge un genere in particolare ma un melting-pop, nel quale si miscelano elementi folk (gitani, arabeggianti, la tradizione musicale francese, tango, ecc.), l’avant-rock del gruppo di Francois Cambuzat, il noise, l’electro-noise e tanto jazz sperimentale, ma non troppo schizzato. Tra le cover in scaletta c’è “Ordine pubblico” dei Starfuckers-Sinistri e particolarmente toccante è “Catalunya ‘936” dove viene efficacemente descritto il tradimento dei russi verso anarchici e trotzickisti nella guerra di Spagna. Il Tom Waits, con Marc Ribot alla chitarra viene omaggiato nella conturbante “Caracas, Lusaka, Berlin (Bordeaux, Lecce, Firenze) e la miscelazione tra più generi presente nel cd ha il suo apice in “Valse monkey” dove convivono violini socialisteggiante, il theremin, una chitarra dalla chiare connotazioni shellacchiane ed il noise elettronico. Che il vento di nuovo fantasma anarchico riprenda a fischiare nell’Europa delle banche e delle multinazionali.
INDIE-ZONE. L’incontro scontro tra il folk etno europeo dei Les hurlements d’Lèo e il post (avant?) rock dei L’enfance rouge si concretizza nella Republique du Sauvage, una delle poche sperimentazioni sonore del 2007. Un matrimonio azzeccato dove si alterna la pesante (ma toccante) malincoviolenza elettronica al più ampio respiro di matrice popolare fatto di trombe-tromboni-trombini, la Francia ha di che vantarsi questa volta. “Adesso ridacci la nostra Gioconda. Alè oh oh”
IL TIRRENO. Dopo la rivoluzione, nasce la République du Sauvage, la quale, come si legge all’articolo 3 della sua Costituzione, è “anarchica, divisibile, laica, democratica e sociale”. Per l’inno, s’incontrano due band provenienti dall’underground francese: i magnifici L’Enfance Rouge, guidati da François Regis Cambuzat, e i meno noti da queste parti Les Hurlements d’Leo. Ne viene fuori un disco di 12 pezzi – con un tributo non troppo nascosto ai Savage Republic, come conferma oltre il nome del progetto anche il logo riprodotto sul retro della copertina – che mette insieme svariate istanze, che vanno dal rock al folk in un calderone reso ancora più interessante dai non rari momenti di sfrenata improvvisazione di chiara matrice jazzistica. Dopo una vibrante introduzione di stampo etno-mediterraneo, momenti soffici ma intensi si alternano ad altri dove dominano grinta e aggressività, indole amplificata nella sfiziosa cover di “Ordine pubblico” degli Starfuckers / Sinistri. Il tutto va avanti tra salutari scosse emotive fino al gran finale, l’esplosione catartica della conclusiva “Girl from Gibraltar”.
Guido Siliotto
ROCKIT. Nella mente dei suoi fondatori, La Rèpublique du Sauvage è “Una Repubblica (selvaggia) anarchica, divisibile, laica e sociale; che assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di origine, razza o di religione. Non rispetta nessuna fede. La sua organizzazione è decentralizzata”. …un concetto “utopico” che trova la sua fattuale esistenza in un progetto musicale che accomuna L’Enfance Rouge ai francesi Les Hurlements d’Leo.
L’”incontro” è tradotto in un disco che propone la ripresa, in chiave di improvvisazione sperimentale (autentica distruzione), di undici brani del repertorio delle due band, più la splendida cover di “Ordine pubblico” dei Sinistri.
Il tutto a comporre un lavoro furioso ed allucinato che travalica ogni concetto di confine stilistico e rimandando, come già nel nome ed in alcuni spunti iconografici, all’Art Punk dei Savage Republic di Bruce Licher fa da trait d’union tra due visioni espressive assolutamente antitetiche (gli ER avanguardisti, gli HDL legati alla “chanson” ed a scenari folk).
Emblematici in questo senso episodi come “Kokoreç”, “Canifs”, “Fleur du temps” e “Chi eravamo”: rabbiose performance interpretate ibridando strumenti (chitarre elettriche, violoncello, percussioni…) e fondendo elettricità ed armonia al ritmo di estremismo sonoro e di una raffinata propensione post (post) rock. Il risultato è un’opera sontuosa, spigolosa, profonda, toccante… una opera di stridente melodia che ha il suo manifesto nella illuminata frase di Chiara Locardi: “Nulla lega nessuno ad un’osservanza stilistica”.
Federico Linossi
SENTIREASCOLTARE. I costituenti, che scopriamo essere L’Enfance Rouge e Les Hurlements D’Léo, hanno pensato bene che, se proprio è necessaria una repubblica, che sia selvaggia, all’insegna della libertà assoluta dai generi di appartenenza.
La banda etno-folk francese Les Hurlements D’Léo ha all’attivo sei album, ma è pressoché sconosciuta qui da noi, de L’Enfance Rouge sappiamo invece che è da sempre ben disposta a contaminarsi e a rileggere il proprio repertorio sotto angolazioni differenti. Il CD in questione vuole essere un manifesto d’intenti, a partire dalla copertina, e i riferimenti musicali sono chiari: l’avant-rock di Cambuzat si diluisce e macchia tutte le composizioni, imbevute di jazz come Catalunya ‘936 (aggiornamento di un vecchio brano degli Enfance Rouge), intrise di sonorità balcaniche (Kokoreç) oppure tinte di melodie morriconiane (Valse Monkey).
Il nome del progetto sembra richiamare quello dei gloriosi Savage Republic, ma in realtà c’è ben poco in comune, musicalmente. Qui non c’è trance percussiva, né psichedelia post-industriale. Si tenta una terza via, con un voluminoso bagaglio rock che viaggia sui binari della tradizione popolare (tanto quella dell’Est che quella del Sud del mondo).
Sulle prime si resta spiazzati, sembra di ascoltare i Mano Negra che hanno scoperto di colpo le chitarre distorte (come in Devil), ma ci si ambienta quasi subito grazie alla rilettura per archi e fiati di Ordine pubblico degli Starfuckers (all’epoca uscì anche come singolo), che diventa un vero e proprio inno nelle mani del collettivo.
La Republique Du Savage si configura, in definitiva, come un gustoso diversivo per le band principali, giungendo ad una sintesi convincente nel brano conclusivo, Girl from Gibraltar, che parte danzereccia per poi mutare in un duello tra noise e funk. Non tutto il disco è su questi livelli, ma se la Repubblica reggerà probabilmente ne sentiremo delle belle. (6.9/10) di Italo Rizzo
KATHODIK Se non è la risposta vincente, è sicuramente una delle risposte possibili ad una Seconda o Terza Repubblica. A voi la scelta di richiesta d’asilo politico, dopo aver letto le disposizioni ed i principi costituzionali dello Stato della Republique du Sauvage che trovate ben stampate in copertina. L’art. 3 spara proiettili politico/sociali a marchio anarchico/laico/liberare. Di chi parliamo, usando termini politici in musica? Beh, il momento politico italiano è occasione ancor più gradita per presentare e parlare della musica della costituita Republique du Sauvage, che ha fatto propri membri gli italo-francesi L’Enfance Rouge ed i francesi Les Hurlements D’Leo. Della cover di Ordine pubblico degli Starfucker si potrebbe parlare per ore: stravolge l’originale, ma rimane quanto di più originale sentito da una cover; Fleur du temps lascia un piacevolissimo gusto di liquore in bocca. Così dolce ed amaro come la voce di Chiara Locardi dei L’Enfance Rouge che la interpreta. Sbilenca suonata a più voci per sbilenca chitarra amplificata da un animo waitsiano è Caracas, Lusaka, Berlin. Tre esempi di musica su dodici, tutti diversi ma tutti accomunati da principi comuni alla base: la presenza di Francois R. Cambuzat, la lingua francese, la chanson francese, la chitarra di Tom Waits, il jazz d’avanguardia, il riadattamento di certe sonorità esteuropee, i concerti e le piazze d’Europa.

 

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