udus-doomood
08

UDUS – DooMooD (feat. ZU & Neo) – (CD)

€8.00

1. murder goodness 2. breach of peace3. malebolge
4. “waver like a butterfly and sting like a bee”
5. in pompa magna
6. cancristianesimo
7. demogorgon
8. abakuà

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Product Description

ARTIST: Udus  ALBUM: DooMooD YEAR: 2007, feb. FORMAT: CD 

UDUS are: Luca Mai,sax player of ZU, and Manlio Maresca and Antonio Zitarelli  from the jazzcore band NEO). Doomood cointains music that ranges from doom to jazz core. The three italian musicians produce an heavy sound rich of obscure atmosphere and heavy rhythm

Luca T. Mai baritone sax / Manlio Maresca guitars / Antonio Zitarelli drum
Fabio Rix machines
recorded & edited at fromSCRATCH mobile studio in Le Sieci, Firenze, by Giuseppe Caputo - mixed & mastered at Hombre Lobo, Roma, by Fabio Recchia and Udus
graphics & illustrations by Elena Rapa

::RECENSIONI

BLOW UP (NR 113-OTT 07). Come lascia intendere il titolo del cd, il mood di questo progetto nato dall’incontro fra il sassofnista degli Zu Luca Mai e due membri dei Neo (il chitarrista Manlio Maresca ed il batterista Antonio Zitarelli) tende fortemente al doom, ove con questa termine si intende una categoria dell’animo fortemente tendente al malessere. Blues corrosivo suonato con un ghigno malefico sul volto (murder goodness), avolte venato di punk jazz (breach of the peace) altre volte semplicemente sepolto vivo sotto un cumulo di rumore bianco (malebolgie). La chitarra frammenta il proprio suono in un caleioscopio di distorsioni cieche ed ingaggio col sax un duello a dir poco cruento (cancristianesimo), mentre la batteria si inserisce sempre con personalità, dettando i ritmi e le modalità dello scontro (demogorgon). Gli interventi “elettronici” di Fabio rix sono assolutamente efficaci (in Poma magna) e arricchiscono di coloriture inaspettate un album già saturo d’energia e inventiva. (7/8) Massimiliano Busti
ROCKERILLA. Prosegue sotto il segno della tensione cerebrale la carriera dei tre interessantissimi musicisti nostrani; il progetto Udus, infatti, nasce in parallelo con le meravigliose dissonza del giro romano del free-jazz d’avanguardia, un approccio che Luca Mai (sax degli ZU), Antonio Zitarelli (batterista dei Neo) e Manlio Maresca (chitarra di Neo, squartet e Ardecore) non abbandonano neppure con questo debutto. La contaminazione e, a tratti, lo straniamento formale sono i tratti principali di doomood, un disco ironico e di forte impatto, fatto di interruzioni, cariche e ripartenze; un blitz uditivo che mischia ossessioni notturne a soluzioni musicali sincopate (basti ascoltare la furiosa demogorgon), ma soprattutto un materiale sonoro urlante e dissoluto.
RUMORE (nov. 07). Mai fermi e sempre aperti alle collaborazioni, gli Zu entrano qui in collisione creativa con i conterranei Neo, trio in bilico tra blues, punk, jazz e avanguardia. Dai primi arriva il possente sax baritono di Luca Mai, dai secondi la chitara di Manlio Maresca e la batteria di Antonio Zitarelli, e ad uscirne fuori è una bordata di suoni scuri ed ossessivi. Un pò più lineari dei gruppi di provenienza, meno inesorabilmente pesanti degli stessi o, ad esempio, di un’altra sinergia recente come Black Engine. In Abakuà e cancristianesimo, per esempio, prevale quasi una vena jazz rarefatta, mentre roba come dermogorgon o murder goodness poggia su riff e schemi ritmici che, ripetendosi, danno maggiori appigli a chi ascolta. Ma è faccenda sempre bella ostica, comunque, e i sette minuti e mezzo di chitarra speed metal in progressiva decomposizione di malebolge sono lì a dimostrarlo. 7, Andrea Pomini
MUCCHIO SELVAGGIO (ott. 97) Come descrivere la musica di questo disco? Jazz-core? Noise-Jazz? Improcore? Grindcore, così come appare sulla pagina MySpace degli stessi Udus? Definizioni interessanti, ma non bastano a coprire lo spettro delle possibilità esplorate in questo album. Possiamo fare innanzitutto il nome di Luca Mai, sax baritono degli Zu, tanto per darvi un’idea sull’eclettismo di “DooMooD”, titolo che sfoggia un geniale calembour. Insieme a lui troviamo due componenti dei Neo, band “blues-jazz-punkcore”, il chitarrista Manlio Maresca e il batterista Antonio Zitarelli. Le triangolazioni del gruppo non rivelano sostanziali rovesciamenti di prospettiva, ma un suono compatto e in continuo movimento che non inciampa mai nella maniera, un eloquio potente e inventivo. “Beach Of The Peach” nasce da un riff fiati-chitarra à la King Crimson di “Picture Of A City” e procede come fanfara stralunata tra scompigliate percussioni militaresche, “In pompa magna” nasce da un fastidioso loop proto-industrial che viene graffiato da sferzate di sax e poco alla volta saturato di suoni e lacerazioni noise, fino a diventare una specie di perverso videogame demoniaco sempre più caotico, sepolto da colpi tremendi e sirene d’allarme, “Demogorgon” rappresenta invece l’anima più convulsa e metallica del progetto, grazie soprattutto allo straordinario tour de force chitarristico di Maresca, che si diverte a giocare a ping pong con sax e batteria. Un disco bello e disturbante. Anzi, bello proprio perché disturbante (www.fromscratch.it). Alessandro Besselva Averame
KRONIC. Un terzo di Zu (Luca Mai), due terzi di Neu (Antonio Zitarelli e Manlio Maresca), con la supervisione di Giuseppe Caputo (Miranda) e Fabio Recchia.
In sintesi è questo il progetto Udus, introdotto dal certificato di garanzia dei personaggi in questione e sviluppato attraverso un`impavida aggressività, concreta nel rivitalizzare tutto ciò che riesce a sfiorare. Jazz-noise per semplicità, ma c`è molto di più. Deragliamenti improvvisi, con il solo equilibrio ricercato nell`ossessività, contagiosi perchè spinti all`estremo da sonorità eclettiche, dove adrenalina e rumore diventano particolari di dipinti in assoluta libertà. Il sax di Mai a tratti si appiglia a derive post math, per poi diventare insofferente (si ascolti “Murder Goodness”) e schizofrenico nella ricerca di una tensione intollerante nel non cedere mai a pretestuoso manierismo. Ritmiche e chitarra lo esaltano, introducendo un concetto di circolarità fumosa non così distante da un approccio alla Mark Sandman.
Al solito, con alcuni nomi, si va sul sicuro. Sarebbe sorprendente il contrario. Di Marco Del Soldato
dagheisha. Dalla congiunzione di musicisti provenienti da Neo e Zu non mi sarei di certo aspettato che ne venisse fuori una formazione con un nome lungo e in effetti le lettere sono quattro (tre, visto che una è ripetuta) che diventano Udus, il cui significato (etimologico) mi sfugge (almeno potevano optare per un palindromo come Sudus…), non così quello sonoro. Batteria (di Antonio Zitarelli), chitarra (di Manlio Maresca) e sax baritono (di Luca Mai), che si lasciano contagiare dal verbo fattosi macchina nella persona di Fabio Rix e che considerano vitale l’apporto dato in sede di registrazione e cut up da Giuseppe Caputo di Miranda. Questa la storia. Un’altra, diversa, è quella che ci racconta il gruppo per mezzo di otto brani, che hanno in ‘Cancristianesimo’ il pezzo migliore, in quanto a titolo, mentre la prima posizione per meriti musicali spetta a ‘Malebolge’. Ma, in definitiva, che cosa fanno Udus? Bella domanda. All’apparenza potrebbe essere tutto improvvisato, oppure tutto logicamente calcolato, progettato e pianificato, oppure entrambe le opzioni contemporaneamente. D’altronde non è questa la sostanza dell’Udus sound, quanto piuttosto quella di macinare riff belli tosti (non scandalizzatevi, o voi puristi, se la timbrica sa anche essere intelligentemente metallica), raffiche di “drum ritmi” tali da scardinare i chiavistelli della vostra porta blindata o talmente meccaniche da sembrare uscite da un disco doom dimenticato nel congelatore o sapientemente programmate, e quel sax in odore di Zorn primi Naked City che non guasta affatto, anzi. E se fosse finita qui andrebbe già bene, ma la spinta alla creazione ha portato Udus a indagare pure scenari dove le ambientazioni (strumentali dirette o frutto di manipolazioni varie) servono quale ulteriore ingrediente indispensabile alla materializzazione musicale del tutto chiamato ‘DooMooD’. Più che sorprendenti. Roberto Michieletto
ROCKON. Da quelle fulgide teste pensanti e perennemente creative degli Zu, spesso e volentieri vengono fuori progetti paralleli ed incontri con altri artisti.
Questa volta è il caso del sassofonista, Luca Mai, che ha dato vita a questo progetto con Antonio Zitarelli e Manlio Maresca, rispettivamente batterista e chitarrista dei Neo, al trio si sono poi aggiunti Fabio Recchia e Giuseppe Mirando che hanno fatto dei ritocchi con cut-up e macchine assortite.
Il risultato è esaltante grazie alle continue rincorse che il trio compie al suo interno o all’alternarsi in primo piano del sax e della chitarra, sempre magicamente supportati da una batteria, che preferisce mantenere il compito ritmico e non contribuire ulteriormente ai deragliamenti degli altri due strumenti.
L’approccio è ovviamente il free jazz improvvisato, che paradossalmente in certi momenti risulta matematico, soprattutto nei cerchi concentrici del sax, che scende in maniera precipitosa verso gli inferi in “Cancristianesimo” o nel riff ripetitivo della sei chitarra di “Dormogorgon” dove dopo la metà del brano, il trio cambia registro stilistico andando avanti con il sax in una corsa da cavallo imbizzarrito. La tensione è padrona in “Murder goodness”, con il sax che si lascia trasportare in un vortice lamentoso e lastricato e richiami morphiniani ritornano in “Beach of peace” grazie alle divagazioni dell’ottone, mentre una chitarra stranamente epica e metal è quasi totalmente padrona di “Malebolge”.
Speriamo che questo progetto non sia estemporaneo, ma che abbia un lunghissimo seguito.
ONDAROCK. Nuovo progetto di Luca Mai, sassofonista degli Zu, Udus – racconta la press release – “non è il semplice incontro tra Zu e Neo (la band da cui provengono il chitarrista Antonio Zitarelli e il batterista Manlio Maresca, ndr), ma la creazione di un inedito universo sonoro che poco ha a che fare con la musica frammentata dei gruppi di appartenenza. Musica che dalle orecchie s’insinua direttamente nello stomaco, come un tormentoso batterio”. Esattamente, aggiungiamo noi. Con “DooMooD”, il trio fa la sua porca figura armeggiando con ritmiche serrate dall’incedere ossessivo, grevi riff di chitarra e stridenti barriti di sax che, oltre a rappresentare una valvola di sfogo necessaria, irrobustiscono, ulteriormente, l’insieme già granitico e oscuro. Se, dunque, in “Murder Goodness” è Mai a cavalcare l’onda esagitata con la sua solita furia “calcolata”, in “Breach Of The Peace”, salita in cattedra la chitarra di Zitarelli, lo scontro tripartito finisce per assumere le sembianze di uno strano/strambo mostro Morphine-iano.Rilevato il grande affiatamento della combriccola, s’affrontano con coraggio le “Malebolge” Hendrix-iane condite con sberleffi “inconsci” di free-jazz che sfociano in caustiche affermazioni di nichilismo noise, mentre per la coda si sceglie di parlare il verbo della musique concrete. Il che, poi, è un po’ come dire che l’eclettismo (unito a una certa dose di psichedelico vaneggiamento) finisce per salvarli dalle solite scorciatoie di certo jazz-noise.Cresceranno, non c’è dubbio, visto che la scrittura già mostra qualche notevole segno di originalità. Ma c’è di più: l’interplay è rodatissimo, il lavoro sulle sfumature è decisamente interessante (si veda, ad esempio, il thriller dilatato di “Cancristianesimo” o il noir sfibrato di “Abakuà”) e il lavoro di post-produzione (con cut-up di Giuseppe Caputo e mix+macchine di Fabio Recchia) tutt’altro che improvvisato. Ma l’allontanamento dai confini delle terre-madri passa anche attraverso una sorta di rinascita (post-)industriale: beat possente e icastico, elettronica frusciante/rumorista, fuori bordo hardelici fanno, così, di “In Pompa Magna” il brano nettamente più interessante del lotto. Molto mestiere (ma non è un difetto, tutt’altro) si avverte, invece, nelle traiettorie multiformi di “Demogorgon”, tutto un gioco di gorghi e ripartenze, rimpalli e rettilinei assatanati. Musica che, quando vuole, sa davvero fluttuare come una farfalla e pungere come un’ape…Non male la prima, insomma. In attesa della consacrazione.
di Francesco Nunziata
MUSICCLUB. Più passa il tempo e più mi convinco che da Strawinsky in poi la musica allo stato puro non sia altro che un tentativo di cartografare tutto il cosmo sonoro, come se i musicisti fossero degli esploratori dell’universo infinito dei suoni. La cosa curiosa di tale esplorazione è che il già dato nell’infinito catalogo dei suoni si riveli attraverso un’operazione di risignificazione sonora delle cose, degli strumenti musicali e di ogni altra fonte sonora presente nell’umano universo. Dico curiosa perché non basta esplorare il mondo dei suoni con uno strumento, bisogna reinventarne ogni volta l’uso per proseguire in questa esplorazione. E‘ questo quello che fanno Luca Mai (sax degli Zu e molte altre cose) Antonio Zittarella (batteria dei Neo e tante altre cose pure lui) e Manlio Maresca (anche lui dei Neo, alla chitarra e infinito collaboratore di immensi artisti). Questi, già noti per la grandezza delle loro band di provenienza, le quali nulla concedono alla banalità, danno vita a questo nuovo progetto, lanciandosi all’esplorazione di un universo sonoro davvero incredibile, dove ogni strumento e ogni suono vengono sonoricamente risignificati in un movimento che spazia fra tradizione hard-rock, punk, grage, jazz, blues con un tocco costante di free. Musica assoluta, assolutamente concreta, ma con una direzione piena di significato, il significato profondo dell’arte: la reinvenzione.
di Ian Dellacasa
IL TIRRENO. Gli Zu, ormai, sono delle celebrità. Un po’ meno noti i Neo, eppure chi non li conosce farebbe bene ad accostarsi al loro universo sonoro, consigliatissimi proprio ai fan del trio romano: molte cose li rendono assimilabili, specialmente quel piglio aggressivo nell’affrontare la materia noise-rock in chiave free-jazz. Udus è il progetto che, in qualche modo, mette assieme le due entità – ovvero Luca Mai, sax degli Zu, assieme a Manlio Maresca (chitarra) e Antonio Zitarelli (batteria), entrambi direttamente dai Neo -, realizzato con la complicità della sempre più lanciata etichetta fiorentina fromSCRATCH. “Doomood” è il titolo del cd, che in qualche modo evoca un’atmosfera cupa e opprimente e poi basta ascoltare le prime note per capire che l’intenzione è proprio quella: un grumo ossessivo realizzato attraverso un incedere implacabile e granitico, progressioni di suoni come un fiume in piena, squarciate dal sax al solito espressivo di Mai. Eppure, qua e là, si colgono segnali di luce e, perché no, un pizzico di ironia. Naturalmente, grande curiosità, a questo punto, sui possibili sviluppi futuri dell’impresa (www.fromscratch.it).
GUIDO SILIOTTO
artistsandbands.org. Udus vuol dire ombra in lingua latina, l’oscurità forse da cui giunge la musica di Manlio Maresca e Antonio Zitarelli, già membri della band NEO, e di Luca Tommaso Mai degli Zu. La loro è in effetti una musica senza contatti con le divinità radiose, prodotta senza mai curarsi delle aperture solari, ma che si alimenta della bieca ispirazione proveniente direttamente dagli inferi e delle grevi armonie sotterranee.
In realtà il progetto Udus non può essere liquidato come un semplice matrimonio tra le avanguardie degli Zu e dei NEO ma piuttosto come la consapevolezza da parte di tre musicisti di granito che il ‘Number of the Beast (666)’ è il risvolto a tratti sacro dal quale deve originare ciascuno spunto di questo luciferino DooMooD prodotto dalla piccola (ma illuminata) fromSCRATCH.
Ancora una volta l’ispirazione (ne dubitavate?) è data dal free jazz e dall’improvvisazione, ma paradossalmente questa soluzione si evolve a tratti in lucida razionalità musicale e sonora prevalentemente nella circolarità ipnotica del sax di Luca Mai, che si dirige a velocità fulminea alla volta dell’oscurità di Ade per Cancristianesimo o per il reiterato ossessivo riff della chitarra di Dormogorgon ove quasi alla metà del brano, i tre artisti mutano registro e stile per avventurarsi in una folle e spericolata scorribanda sonora.
Ancora adrenalina per Murder Goodness, dove il baritono di Luca Mai si lascia menare nel cuore di un turbine di latrati struturati mentre suggestioni drogate fanno capolino in Beach Of Peace.
Infine a forgiare una sorprendente Malebolge soccorrono una sei corde singolarmente maestosa (ma metallica) di Manlio Maresca e le abili perifrasi del sax di Luca Mai. A quando il prossimo saporito capitolo?
KATHODIC. Dalle lontane e impervie terre soniche del jazz nostrano arriva questa nuova formazione che risponde al nome di Udus, frutto della fusione di tre parti costituite da Luca Mai sax degli Zu, Antonio Zitarelli batteria dei Neo e Manlio Maresca chitarra dei Neo e degli Squartet. Il trio ben amalgamato si diffonde e protunde in sano e malato jazzcore frutto degli esercizi svolti nelle rispettive formazioni. I brani si sviluppano in trame ulcerate e smagliate quanto basta per gradire gli approcci di granitico harcore gestionale strutturato su tabulati pentagrammati. L’attitudine punk coinvolge la verve improvvisativa e avvolge in caldo noise Breach of The Peace, mai oltre il limite della ordinaria e incontrollata cacofonia. In Malebolgie la chitarra di Zitarelli si accompagna a braccetto con la metronimica batteria e l’etereo sax, orchestrando il brano con shoegazingistica compiacenza, mentre un muro compatto di noisecore si dispiega all’ascoltatore che viene preparato alla fusione folle per qualche minuto dei tre strumentisti. Come anche in In pompa magna dove l’incedere martellante della batteria rievoca ambienti di industriale provenienza acustica, perfette trapanazioni soniche effettuate con sonde ad altra concentrazione di riff chitarristici. Un buon accessorio per la vostra follia lucida. Marco Paolucci
SANDS-ZINE. “DooMooD” riunisce, sotto la denominazione comune di Udus, testa ed arti di alcuni rappresentanti di Neo e Zu, due band che spesso e volentieri abbiamo accostato l’uno l’altro. Manlio Maresca e Antonio Zitarelli, rispettivamente chitarra e batteria di Neo, probabilmente coroneranno un sogno incontrando il sax baritono di Luca Mai dei Zu, band quanto mai di riferimento; da non sottovalutare poi la partecipazione di Fabio Rix, non incluso nella line up ufficiale ma accreditato nel disco alle machines. Alla luce delle suddette corrispondenze, questo progetto non stupisce, così come non stupisce il loro sound: basterebbe infatti andare a vedere gli ultimi trascorsi degli Zu, in particolare il progetto Black Engine, in cui i tre romani, in compagnia di Bernocchi, flirtavano con sonorità doom/metal (e il titolo del disco in questo caso non mente). L’attacco di murder goodness (bissato successivamente da demogorgon), per la verità, è in puro Zu-style, con una fase preparatoria di chitarra e batteria in sordina e il seguente innesto del sax assassino di Mai. Il blues nero che ne viene fuori fa da contraltare all’esotico approccio al metal tipo di band come Naked City (beach of the peace) e allo schizzato sound di malebolge, che sprigiona via via il suo potenziale metal. Nella seconda parte del disco, diventa di valore la presenza alle macchine di Fabio Rix, autore di dinamiche elettroniche che trovano il loro definitivo contributo in in pompa magna, sarcastica marcetta industrial, e nella conclusiva cinematica abakuà. Insieme ai Black Engine fanno un’ottima accoppiata.
ROCKIT. Cosa buona questi Udus, magistralmente formati da Luca T. Mai (sax degli Zu, il Gruppo dell’Avanguardia italiana) con altri due instancabili animatori delle scena jazz-core romana: Manlio Maresca (Neo, Squartet) e Antonio Zitarelli (Neo).
Lo scontro artistico partorisce inedite ed eccitanti dinamiche. In apertura “Murder Goodness” è il pezzo più alla Zu, mood ossessivo e bello pieno, il sax svetta su tutto. Poi in “Beach Of The Peace” scavano dentro un limpido math-rock con contorcimenti bluseggianti, indelebile marchio di fabbrica della chitarra al fulmicotone di Manlio. Il terzo è il segmento più evoluto, sette infernali minuti che viaggiano in territori doom, siamo in zona Sunn 0))). Dopo una rapida e istituzionale scheggia alla Naked City si passa a “In Pompa Magna” che recupera un sound industrial con pesante beat in 4/4, alla Einsturzende Neubauten per capirci. Atmosfere jazzate nel finale che riconciliano le armonie tra gli esseri e la pace nel mondo, finalmente riposiamo l’orecchio.
Un esordio denso e scuro, strumentale e impastato di petrolio fino al midollo, sempre col purissimo taglio black di quella chitarra che non demorde. Solo 34 minuti, ma di vera gioia. (21-12-2007)
SENTIREASCOLTARE. È un mood catastrofista e da giorno del giudizio quello che avvolge l’esordio della nuova entità Udus. I l nome del progetto (dal latino ombra) , il giudizio universale,lo stato d’animo negativo. Tutto, splendido artwork incluso, rimanda a l nero, in una parola. Nero pece, per l’esattezza.
Luca Mai (Zu, sas sofono bar i tono) , Manlio Maresca e Antonio Zitarelli (Neo, rispettivamente chitarra e batteria) intessono otto pezzi di noise-jazz-grind-core strumentale che è insieme cerebrale e fisico, granitico e malleabile, fluido e statico. Come se i tre avessero lavorato di clava e cesello, modulando i l suono su canovacci free-jazz implodendo o esplodendo in catarsi ossessive a seconda degli s t a t i d’animo o del predominio di uno strumento sugli altri . Prendete Malebolge: l’incipit jazz-rock schizzato è subito travolto da un muro di chitarra al calor bianco in libera uscita dagli Slayer più dinamici prima di venire stranito da effetti elettronici devianti e finalmente distrutto da una epilessia free-jazz al limite del noise. Oppure l’eclettico duello all’ultimo sangue tra chitarra e sax in Cancristianesimo che mostra i tre lanciati verso aperture improvvisative di grande livello. Insomma, senza farla lunga, Udus non è la semplice somma degli addendi Zu e Neo, ma una personale e matura via a l jazz-rock più oscuro e malefico che non si vergogna di citare e mischiare free-jazz colto e heavymetal, noise-rock destrutturato e sapiente uso delle tecniche da studio.
STEFANO PIFFERI
SUCCOACIDO-Udus è l’incontro, o per meglio dire la fusione – sentiti i roventi brani che compongono il disco -, tra Zu (il sax di Luca Mai) e Neo (la batteria di Antonio Zitarelli e la chitarra di Manlio Maresca, quest’ultimo anche negli Squartet). Il bello è che i contributi di ognuno al progetto Udus sono impossibili da quantificare e distinguere, tanto è rodato l’interplay tra i musicisti, e di conseguenza troviamo la foga del jazz-core a passeggio con la precisione chirurgica del noise-metal. O viceversa?
Poco importa, il titolo/insegna palindromo “DooMood” ci dà il benvenuto in un luogo malsano ed inospitale a suon di scudisciate di chitarra, borbottii di sax e pestaggi di batteria. Colpi che non danno tregua, spesso sotto la cintura e caratterizzati da una grande cura in fase di post-produzione.
Il trio riesce a non farsi succube delle sonorità dei gruppi madre e a proporre assalti brutali in memoria del free jazz (Murder Goodness), ineludibili rendez-vous nelle profondità degli inferi (la bifronte Malebolge), uno spiazzante intermezzo a base di scorie elettroniche e rimasugli noise (In Pompa Magna).
Un esordio che fa ben sperare, che ci presenta una band decisamente ispirata, dotata di assi nella manica come Abakuà, un pezzo che ci trascina in scenari da film noir, dilatato e alticcio il giusto, a chiudere un disco notturno e sulfureo.

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