Miranda
Schizzi primordiali
Improvvisazione destrutturata per una band alla ricerca di creatività
di Marco Delsoldato A tre anni da “Inside The Whale”
ritornano, sempre per fromScratch records, i Miranda, con una nuova consapevolezza
abile a mostrarli in perfetta forma e ben indirizzati verso sonorità
maggiormente istintive rispetto al passato. Con Giuseppe Caputo abbiamo
cercato di approfondire il discorso…
Rispetto a “Inside The Whale” come valutate il nuovo lavoro?
Fisiologico successore o geneticamente differente?
Direi geneticamente differente. A dire il vero non ascolto più
da tempo “Inside The Whale” tanto da sentirlo quasi ad appartenere
ad un altro gruppo, ad un’altra storia. E’ cambiata radicalmente
la nostra attitudine, il nostro linguaggio. “Inside The Whale”
era molto più chiuso in se stesso, pieno di cambi di strutture
e in un certo senso “matematico”, anche se oscuro nell’insieme
e nei suoni.“Rectal Exploration” è l’opposto:
i brani in media sono lunghi la metà, le strutture molto più
sintetiche e istintive, il contenuto più aperto e viscerale…
Come è stato l’iter lavorativo dell’album?
Un parto difficile?
No, assolutamente. La registrazione è stata un’istantanea
su un momento particolare del gruppo. Ci siamo chiusi per quasi tre settimane
in una cascina in campagna a comporre e registrare. Prima delle registrazioni
avevamo solo 5-6 brani, più o meno strutturati. All’inizio
ci siamo limitati a registrare quello che veniva così come veniva,
aspettando che tutto prendesse forma in maniera naturale senza troppi
discorsi o tentativi razionalizzare il lavoro. Di alcuni brani abbiamo
registrato anche 10 versioni differenti. La metà del tempo l’abbiamo
passata ad improvvisare, riascoltare le improvvisazioni, provare a risuonare
le cose che ci sembravano più interessanti, smontare e rimontare
in continuazione idee e i suoni. Tutto questo divertendoci un sacco e
senza particolare stress. Non avevamo deciso quello che sarebbe dovuto
uscire dalle registrazioni, avevamo solo scelto il metodo con cui avremmo
lavorato. Volevamo solo uscire felici e soddisfatti dall’esperienza
delle registrazione, per romperci le balle successivamente nella scelta
del materiale da usare per il cd. Questo modo di lavorare è stato
reso possibile dalla scelta di registrarci da soli, liberi di perdere
tutto il tempo che volevamo…
Ed ai Miranda cosa è successo in questi anni?
Molte cose. Innanzitutto è andato via Gabriele (ex batterista)
ed è arrivato Nicola. Il suo arrivo, all’inizio del 2004,
è stato determinante e ci ha aiutato stravolgere il nostro modo
di lavorare. Ognuno di noi ha sviluppato il suo personale linguaggio lasciandosi
condizionare dalle continue evoluzioni degli altri. Per esempio il mio
modo di suonare la chitarra sarebbe sicuramente diverso se non avessi
suonato per tutto questo tempo con Piero e Nicola, credo per loro sia
lo stesso. In effetti in altri progetti in cui collaboriamo con altri
musicisti suoniamo in maniera diversa.Credo che questo si avverta ascoltando
i nostri pezzi, ogni strumento ha il suo peso… se togli uno solo
degli strumenti da qualsiasi brano lo snaturi e diventa un’altra
cosa…
Più suoni primordiali e meno dilatazioni. Potrebbe essere
questa una delle caratteristiche di “Rectal Exploration”?
Si sono d’accordo, era proprio quello che volevamo. Sono diventato
insofferente alle dilatazioni e non sopporto i gruppi che fanno delle
dilatazioni il loro modo d’essere… per molti è diventato
una specie di dogma… che ammazza la creatività…
Quanto di programmato c’è nelle vostre canzoni e
quanto lasciate spazio all’improvvisazione?
Sul cd ci sono 5 brani (non ti dico quali…vediamo se si intuisce)
radicalmente improvvisati in studio. La cosa divertente è stata
imparare a suonare questi brani dopo le registrazioni per i live. Abbiamo
dovuto passare un po’ di tempo ad imparare queste impro. Una volta
che siamo riusciti a suonarle più o meno come sono sul cd, abbiamo
lasciato che prendessero forme nuove. Dal vivo suoniamo quasi tutto quello
che sta sul disco, spesso in forma simile spesso in maniere diversa, a
seconda delle situazioni… come viene al momento…
Andando avanti con gli ascolti mi pare scoprire ogni volta uno
strato diverso, quasi sotterraneo. Impressione mia o qualcosa di vero
potrebbe esserci?
Questo mi fa piacere. Tutti i dischi che mi piacciono hanno questa caratteristica.
Speravo che questa cosa venisse fuori, è importante. Mi piace l’idea
di fare una musica apparentemente istintiva o “primordiale”
come dici tu, ma che allo stesso tempo abbia qualcosa di inafferrabile
che richiede più ascolti…
Nella scheda stampa vi erano alcuni riferimenti. Personalmente
trovo qualcosa in più di Arto Lindsay rispetto ai richiami alla
Captain Beefheart…Cosa ne dite?
Captain Beefheart forse più per modo di lavorare che non per i
risultati… Di Lindsay mi piacciono i DNA e Aggregates 1-26…
mi piace il suo modo di suonare la chitarra da comparsa/non protagonista…
per lo stesso motivo adoro Blixa Bargeld nei primi Bad Seeds…
Avete un vostro immaginario musicale a cui tentate di avvicinarvi?
Sinceramente non saprei dire. Ascoltiamo un sacco di roba diversa in momenti
diversi. Quando abbiamo registrato il cd ad esempio ascoltavo esclusivamente
hip hop, tutto della Anticon: Dalek, Buck65, Sole, Alias… Quindi
direi che non abbiamo esattamente un immaginario di riferimento, ne abbiamo
tanti e mutevoli…
Come descriveresti un concerto dei Miranda?
In concerto domina il lato istintivo e cazzone… Improvvisiamo un
po’, inseguendo i canovacci dei pezzi, ma senza essere prolissi…
divertendoci e suonando senza soluzione di continuità, concentrando
tutto in poco più o poco meno di un’ora. Alla fine di uno
dei nostri ultimi concerti uno del pubblico ci ha detto che gli avevamo
dato l’impressione di stare per smontare tutto da un momento all’altro,
senza che poi questo accadesse e riuscendo a mantenere tutto insieme per
“miracolo”. Aveva ragione! Cerchiamo di mantenerci su una
precarietà stabile, un po’ rock n’ roll, un po’
dada, un po’ di movimento del bacino e di coglionaggine punk.
Come valutate la scena indipendente italiana oggi?
Molto, molto vivace. Non capisco perché tutti si lamentano sempre
della scena italiana. Ci sono un sacco di ottimi gruppi e di etichette
che si fanno un mazzo così per produrre musica di qualità.
Certo i problemi non mancano, ma c’è grande fermento. Ti
faccio un po’ di nomi delle etichette che mi piacciono: ovviamente
la nostra fromscratch, poi Fooltribe, Wallace, Psychotica, Ebria, Burp,
Barlamuerte, Snowdownia, Madcap, Fratto9under The Sky, Holidaysrecords,
e tante altre che ora non mi vengono in mente… Poi tanti gruppi
interessanti, promoter o semplicemente appassionati che si sbattono solo
per il piacere di farlo.
Siete rimasti colpiti da qualche band in particolare ultimamente?
Non saprei che dirti… troppe… a me personalmente negli ultimi
anni son piaciuti per attitudine i Liars, gli Oneida, gli EX, ZU, US Maple,
Old Time Relijun, Clouddead… Gli altri ti farebbero sicuramente
nomi diversi oltre a questi, ascoltiamo tutti tantissimi dischi, dei generi
e dei periodi più disparati… Spesso rimaniamo colpiti riascoltando
dischi “vecchi”. L’altro giorno per caso mi è
ricapitato tra le mani “Bitches Brew” di Miles Davis, l’ho
ascoltato per un pomeriggio intero in uno stato di totale alienazione
fino a quando una telefonata non ha interrotto l’idillio! Era mia
madre cazzo! E’ stato come essere sorpreso a masturbarsi!
Il futuro immediato dei Miranda?
Spero riusciremo a registrare 2-3 pezzi nuovi prima dell’estate,
li suoniamo da alcuni concerti e vorrei fissarli allo stadio in cui sono
ora, prima che cambino troppo, per poi farli uscire in uno split a natale…
Poi abbiamo voglia di suonare il più possibile dal vivo, stiamo
programmando un tour in Francia, che spero si faccia a settembre. Poi
il nostro distributore belga dovrebbe organizzarci alcune date in Benelux,
ma non sappiamo ancora quando.
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